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Archive for March, 2012

Perdere il Fede Mar 29

Debbo dire che personalmente sono molto contento all’idea che un pagliaccio ridicolo e spesso offensivo e greve come Emilio Fede sparisca dalla televisione. O meglio, sparisca dalla conduzione di un TG, per quanto di nicchia, comunque di una tv nazionale, una delle non moltissime. Certo non verrà sostituito da Che Guevara, per di più si vocifera che questo movimento inneschi un domino utile a dare una direzione al fedelissimo Minzolini, dopo la trombatura in Rai e la malaparata in tribunale. Altrettanto certamente riapparirà in mille vesti a difendere l’indifendibile e a sostenere il suo capobastone in qualunque arena. Ha già ventilato l’idea di scendere in politica al fianco di Silvio. In parlamento ci starebbe bene, pagliaccio più, pagliaccio meno.

Ad ogni modo non mi mancheranno le sue gag e i suoi fuorionda di cui Blob e Striscia hanno campato per 20 anni. Per me un giornalista è qualcuno che da delle notizie. Ammetto anche che sia platealmente parziale, perfino fazioso. Ma entro i limiti della decenza. E non mi si dica che il suo modo di fare è innocuo perché faceva il giullare. Rete 4 è una tv seguita da una fascia di età prevalentemente di donne anziane, che guardano Forum e le novelas. Che potranno anche essere, alcune, delle vecchie rimbambite, ma dentro l’urna contano uno come me.

Insomma, Fede che sparisce dal video è una buona notizia. E il giorno in cui succede, un buon giorno. Un ottimo giorno. E’ un altro pezzo di questo sciagurato e disgraziato ventennio che va per sempre in soffitta. Speriamo seguito presto, prestissimo, dal padrone.

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Il consenso al governo dei tecnici Mar 28

E’ vero, c’e’ un sentimento di diffuso apprezzamento per il lavoro del governo, che va al di la delle misure attuate e dipende da molti fattori. In primo luogo la sobrietà dei comportamenti e la non ostentazione continua di se in ottica elettorale. Questa è una cosa che dopo gli sbraghi recenti suscita istintiva simpatia. In secondo luogo la riconoscenza. Il baratro greco era ad un passo e il governo Monti, grazie anche alla credibilità personale del professore, è riuscito a far scendere la febbre sul debito sovrano.
Infine la consapevolezza che con ogni probabilità, porcellum o no, chi verrà dopo sarà quasi sicuramente peggio. Hanno avuto Prodi, che aveva un ottimo governo ma una maggioranza schizofrenica e litigiosissima, e Berlusconi, con una maggioranza coesa e addirittura militarizzata, ma un governo in cui non ci siamo fatti mancare i nani e le ballerine. Gli italiani vorrebbero quindi una maggioranza alla Berlusconi ma con un governo alla Prodi, sobrio, prudente e moderatamente conservatore. Ovvero il governo Monti.

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La partita di Monti Mar 27

E’ ormai abbastanza chiaro che la partita di Monti è una partita internazionale, come internazionale è stato l’attacco al debito sovrano dell’Italia. Se l’Italia andasse sott’acqua sarebbe costretto a misure draconiane come quelle a cui è stata sottoposta la Grecia. Prima che succeda allora Monti si prodiga a rassicurare i mercati stranieri che si stanno attuando riforme incisive. All’estero gli osservatori ritengono (e probabilmente con qualche ragione) che il nostro sistema di welfare non è sostenibile e che la sola idea che possa essere un giudice ad imporre ad una azienda di riassumere un dipendente, quando non vi sia la prova che è stato licenziato in modo discriminatorio, risulta essere di difficile comprensione.

Quindi non deve stupire il fatto che si accanisca così su questo genere di riforme, sono la cura necessaria a far abbassare la febbre. Speriamo solo che la cura non uccida il malato.

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Voci di corridoio Mar 23

Il “mitico” Corridoio 5, da Lisbona a Kiev su cui tanto ci hanno martellato le gonadi per renderi edotti che la TAV è un progetto irrinunciabile di respiro europeo e che non potevamo fare i soliti italiani che si mettono di traverso per quattro montanari stronzi affetti da NIMBY, perde qualche pezzo anche altrove.

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Costituzione del centrosinistra Mar 21

Art 1. Il centrosinistra è una coalizione affondata sul lavoro.

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Mi togliete l’articolo 18? Mar 21

Benissimo, facciamo tutti dei sacrifici. Io faccio il mio, voi fate il vostro.
Adesso voglio vedere i tassinari e i farmacisti grondare sangue da quanto li inculate duro. Perchè adesso la cazzata che loro sono imprenditori che rischiano ogni giorno mentre noi siamo al sicuro e riparati dal contratto da dipendente non potranno più dirla.

Da domani macchinetta per registrare le ricette, divieto di convenzione coi medici e controlli a martello della finanza in farmacia. Per i tassisti obbligo di rilevatore satellitare a bordo, obbligo di ricevuta e mercato libero. Alla prima infrazione sospensione della licenza per 15 gg. Alla seconda per 3 mesi. Alla terza revoca definitiva. E poi passiamo a notai, avvocati, medici e commercialisti.

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Cose tristi e cose allegre Mar 20

Oggi abbiamo seppellito il nonno, è iniziata la primavera, e Gramellini ha scritto una cosa molto toccante. E’ anche vero che oggi giro con le lacrime in tasca.

In memoria di Fata Prosciutto

Fra i tanti articoli indispensabili che uno si illude di aver scritto, il Buongiorno che ha avuto storicamente il maggior numero di reazioni da parte dei lettori è uno squarcio di vita quotidiana pubblicato nel novembre del 2008. Raccontava della salumiera di un mercato di Torino, la signora Kathy, che ogni giorno, alle 13 e 40, riceveva la visita degli alunni di una scuola media poco distante e a ciascuno offriva un sorriso e una fetta di prosciutto. La signora Kathy non era una missionaria e i ragazzini non erano dei bisognosi. Eppure quel rito quotidiano di assurda e gratuita bontà aveva una sua magia e ogni giorno, alle 13 e 40, i clienti del mercato posavano le borse della spesa e guardavano in direzione della scuola, chiedendosi: ma i ragazzi quando arrivano?

Arrivavano, arrivavano sempre. E continuarono a farlo anche dopo l’uscita dell’articolo. Finché un giorno, alle 13 e 40, sono corsi al bancone ma non hanno più trovato ad accoglierli il sorriso della signora Kathy, ribattezzata Fata Prosciutto. Si era ammalata. I ragazzini hanno continuato lo stesso a recarsi al bancone: non più per il prosciutto, ma per avere sue notizie. Le mandavano saluti, pensieri, preghiere. E quando l’altra settimana la Fata se n’è andata – perché le fate hanno molto da fare, non possono stare sempre con noi – la chiesa del funerale era stracolma come per una principessa e anche il prete si è commosso. Basta davvero poco per comunicare con il cuore del mondo. È un linguaggio universale che non usa le parole, ma i gesti. A volte anche una fetta di prosciutto.

via In memoria di Fata Prosciutto – LASTAMPA.it.

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In morte del nonno Mar 19

Mio nonno era un uomo di altri tempi, una quercia. Non ricordo di averlo mai visto ammalato, salvo gli ultimi anni della sua lunga vita. Era nato il 3 ottobre del 1919. Aveva fatto la guerra. Già lavorava quando ci fu la grande crisi del ’29. Recentemente mi aveva detto che per lui non ci fu nessuna crisi. Erano contadini, vivevano di quello che dava loro la terra. Questo è proseguito anche dopo il collasso delle borse. Ho saputo che in un paesino dell’entroterra ligure che si chiama Pentema dove c’e’ un museo permanente della vita contadina antica, ci sono svariati suoi utensili (rigorosamente autoprodotti) che sono stati donati.
Era un uomo senza peli sulla lingua, con un carattere aspro, asciutto. Genovese fino al midollo. Mia zia mi raccontava davanti al suo feretro che negli ultimi giorni della sua vita, riuscendo a stento a raggiungere la cucina per consumare un frugale pasto, prima di tornare a letto spegneva la stufa a gas, che aveva paura che sua figlia si dimenticasse. Voleva risparmiare, pur sapendo benissimo che il suo futuro si contava per giorni.
Aveva inventato la raccolta differenziata ante litteram. Praticamente non si buttava via niente. Usava il tetrapack del latte come vaso per le sementi dell’anno successivo. Trasformava le stecche degli ombrelli rotti in punte per il trapano (a manovella). In un vecchio frigorifero nella sua vigna, riempito di terra, ho ritrovato le talee della vite che aveva seminato per me. Rovesciandolo e riempiendolo di terra. Nemmeno da dire che l’umido finiva nel letamaio a fare da compost.
Sapeva lavorare il ferro, il legno, il cuoio. Si fabbricava zappe, martelli, falci, mestoli.
Negli anni ’60 si era costruito mattone su mattone la casa dove viveva e dove vive mia zia. Negli anni 70-80 aveva contribuito al restauro della casa “di campagna” della nostra famiglia, in cui abbiamo trascorso la villeggiatura.
Usava nascondere nelle intercapedini dei muri delle bottiglie di vino, per poterle ritrovare anni dopo. Successe anche durante gli ultimi lavori in casa. La prossima volta che succederà sono certo che mi procurerà un tuffo al cuore.
Era, come tutti gli uomini dei nostri monti, un cacciatore e un fungaiolo provetto. La buonanima di mia nonna per farlo desistere in età avanzata dall’andare da solo nel bosco arrivò a buttare nella spazzatura un cesto pieno di funghi. Gli disse in dialetto: “io funghi non ne cucino più”. Per loro buttare via del cibo commestibile era più o meno come bestemmiare per un prete. Amava il cibo povero, frugale. Mangiava pochissimo, eppure aveva l’energia e la forza di due uomini. Quando aveva 70 anni e io ne avevo 20 se avessimo fatto a cazzotti mi avrebbe raso al suolo come un giunco.
Mi diceva che restare magri è il segreto della longevità. Che quelli grassi fanno affaticare il cuore e il corpo per portarsi appresso peso superfluo. Pur essendo stato un grande bevitore del vino che produceva e per molti anni in gioventù un fumatore incallito (ecco, forse questi sono gli unici denari che abbia davvero mai speso a vanvera) è arrivato lucido e in buona salute fino alla soglia dei 90, salvo poi gli ultimi anni di lieve declino.
Sabato notte, alle 3, si è spento. Prima di morire ha chiesto all’infermiera che lo accudiva una sigaretta, l’ultima. Dopo tanti anni che aveva smesso. In qualche modo ha sentito che stava arrivando il tristo mietitore a chiedere il suo tributo.
Ha vissuto una vita lunga, ritengo abbastanza felice. Ha fatto una guerra da soldato prima e da partigiano poi, dopo la diserzione. Ma non ne voleva parlare. Aver ammazzato delle persone era un ricordo che non voleva avere. Ha perso un nipote, per una grave malattia. Per il resto credo che la gioia della semina e del raccolto, dei suoi alberi innestati e del fieno per i suoi animali siano stati quel che si può definire una vita felice e appagante.
Adesso sarà compito mio, che sono la memoria dei suoi giorni che si estinguono, del suo sapere che si annacqua nei miei ricordi, cercare di dare ai miei figli ed ai miei nipoti un po’ di quello che lui ha dato a me. Un proverbio africano dice che noi siamo il motivo per cui sono vissuti i nostri antenati. E loro vivono nella nostra memoria, nei nostri geni, nelle nostre abitudini quotidiane. Qualcosa di tutto questo è rimasto nella mia pelle e il mio compito è quello di disperderne il meno possibile.
Fra qualche anno, quando i miei figli avranno l’età per capire, andremo al museo di Pentema e potrò dir loro che un pezzo di quella storia è la storia della nostra famiglia. Che un po’ di quella terra è ancora sotto le nostre unghie.
Ieri passeggiare per quella vigna mi ha fatto venire un groppo nella gola. Mi mancherà quel burbero vecchio contadino tenace e instancabile. Anche d’inverno colore del cuoio, in maniche corte, a zappare la terra.

QUello che mi resta da fare è vivere rettamente ed educare alla morigeratezza e alla rettitudine i miei figli per onorarne la memoria.

Ciao nonno, e grazie.

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Ciao nonno! Mar 19

Riposa in pace.

Quattro generazioni

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Azzeccagarbugli Mar 14

Ho letto, con non poca fatica, la requisitoria di Francesco Iacoviello in Cassazione per il caso Dell’Utri. Una supercazzola memorabile, di quelle che nemmeno Ugo Tognazzi dei tempi d’oro.

In estrema sintesi sostiene che accusare qualcuno di aver contribuito alle fortune della mafia, anche se questo è vero, lede il principio della difesa perchè non è un’accusa circostanziata con dei confini certi entro cui potersi difendere.

Essere amico di mafiosi e contribuire alla loro fortuna non è, secondo questo luminare del diritto, un reato in se. Ci vuole la prova che l’imputato abbia deliberatamente aiutato il mafioso X a commettere il reato YY e che l’imputato sia accusato di concorso in YY.

Se avesse fatto una supercazzola del genere per condannare un vassallo di Berlusconi o Berlusconi in persona sarebbero partiti i trombettieri di regime a dire che i magistrati debbono applicare le leggi, non inventarsele. E qui, al di la della vacatio legis sul concorso esterno, ci sono migliaia di righe di sentenze e di giurisprudenza giudicata che affermano l’esatto opposto di Iacoviello. Ovvero che contribuire alle fortune dei mafiosi, essendo consapevoli che sono mafiosi, anche senza l’esplicito supporto alla commissione di un qualunque reato, è in se un reato. Ed è uno dei pilastri della lotta alla mafia, è l’eliminazione e il contrasto a tutta quella zona grigia di persone che sono medici, professionisti, banchieri, artigiani che fanno il loro lavoro (nella requisitoria si parla del medico che cura i latitanti) ben sapendo a chi lo stanno facendo e a che condizioni e magari aspettandosi in cambio favori e protezione, anche senza nessuna eplicita manifestazione del do ut des.
Anche questa è mafia. Non per Iacoviello in effetti.

Comunque la chiosa non sarebbe incoraggiante per Dell’Utri: “L’annullamento con rinvio per vizio di motivazione non vuol dire che l’imputato è innocente. Vuol dire che la motivazione è viziata, non che la decisione sia sbagliata. E’ un annullamento fatto non a favore dell’imputato. ”
Dico non sarebbe perchè in due anni un altro processo non si celebrerà mai in tempo.

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