A pensar male…

I genitori di Matteo Renzi sono agli arresti domiciliariSono accusati di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni, dice il Corriere della Sera

Source: I genitori di Matteo Renzi sono agli arresti domiciliari – Il Post

Premetto di non sapere niente di preciso dell’inchiesta che ha portato all’arresto i genitori di Matteo Renzi. Ho letto molti articoli di stampa su altre attività dell’augusto genitore e mi sembra di poter dire senza tema di smentite che fosse uno che ha sempre gestito i propri affari come minimo con tantissima disinvoltura.

Ora però ci sono due cose che non mi tornano molto. La prima: Renzi senior è un uomo di settant’anni che si sta avviando verso la pensione e la motivazione del suo (e della sua consorte) arresto è legato al “concreto pericolo di reiterazione del reato”. Cioè secondo i giudici non sarebbe bastato un avviso di garanzia per far smettere il Renzi senior di compiere le eventuali irregolarità di cui è accusato, nonostante, per ovvi motivi, le proprie attività siano sotto un luminosissimo faro di opinione pubblica.

La seconda, più meschina mi rendo conto, che questa notizia così clamorosa di un provvedimento che appare così abnorme avvenga, come suggerisce Renzi junior, proprio il giorno in cui il Movimento 5 Stelle compie il proprio seppuku forse definitivo, abiurando quella che è stata fin dall’esordio la propria regola aurea, vale a dire che uno vale uno e che un politico risponde alla legge esattamente come tutti gli altri cittadini.

Spero che, a differenza del caso CONSIP, questa volta si trovino prove serie e motivazioni ragionevoli a misure così severe.

 

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Dire no per dire si

Perfino Beppe Grillo ha fatto dell’ironia sul quesito che gli utenti del software Russeau [tm] si troveranno di fronte per decidere se mandare o meno a processo Salvini.

Ora detto che essere ignoranti non è una colpa, come non lo è essere stupidi (c’è da dire che però almeno l’ignoranza si potrebbe contrastare e combattere) io mi domando come sia possibile che nei quesiti referendari si facciano spesso questi tranelli lessicali e queste incomprensibili perifrasi per cui c’è bisogno delle spiegazioni.

Io lavoro per una grande multinazionale e so bene che bisogna stare estremamente attenti a quel che si scrive nei siti internet, nella documentazione, nelle pubblicità relativamente ad un qualche prodotto che si commercializza. Bisogna evitare come la peste formulazioni ambigue, ammiccanti, “dico-e-non-dico” e qualunque cosa possa essere foriero di una causa legale.

Se in una pubblicità dici qualcosa attraverso una doppia negazione sei sanzionabile dall’autorità perché fai una pubblicità ingannevole.

Del resto se una qualche azienda di quelle che fanno spam telefonico ti facesse sottoscrivere un contratto facendoti rispondere “NO” intendendo “SI” quando si sottoscrivono i contratti per via vocale, tutti questi contratti sarebbero nulli.

Non si capisce quindi perché la politica abbia invece questo primato, questo unicum nella comunicazione verso i cittadini, per cui possa usare formulazioni ambigue, inutili bizantinismi linguistici, quando invece l’esercizio della democrazia dovrebbe essere quanto più semplice e diretto possibile.

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Perditempo

In questi giorni sto cercando una moto da affiancare alla mia Harley, visto che la HD si è rivelata essere una moto più ostica del previsto da utilizzare nel quotidiano.

Sto quindi scorrendo decine di annunci e mi fa molto sorridere la chiosa finale della maggior parte degli stessi “astenersi perditempo”.

Primo, mi domando quanti perditempo ci siano che fra migliaia di annunci (letteralmente) vadano a far perdere tempo agli inserzionisti.

In secondo luogo se uno fosse davvero un perditempo, saprebbe di esserlo? Potrebbe essere dissuaso da questa chiosa?

Un’altra chiosa, meno diffusa è “no proposte assurde”. Ma se uno pensasse che la propria proposta fosse assurda, la farebbe? Boh.

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La lenta inesorabile scomparsa della sinistra

Molti commentatori di area progressista sembrano rallegrarsi del risultato in Abruzzo. L’area progressista al 31% sembra aver tenuto, una parte dei populisti che hanno usurpato secondo il loro punto di vista l’area politica dei progressisti sono in ritirata. Ha vinto il “centro-destra”, ma cosa vuoi che sia, ha vinto molte altre volte in passato.

A me invece sembra un voto estremamente preoccupante per diversi motivi.

Il primo è che di solito il centro-destra era come distribuzione delle forse sbilanciato verso il “centro”, a parte in alcune regioni del Nord dove il leghismo ha un forte valore identitario, ancora prima che ideologico.

Invece in Abruzzo (regione dove la Lega fu Nord non rappresenta niente che non sia la boria di Salvini e il suo gretto razzismo) ha vinto un governatore di destra-destra, un (chissà quanto) ex fascista dell’area di Fratelli d’Italia, un partito di nostalgici sotto (poco) mentite spoglie.

E ha vinto con la Lega largamente primo partito e Forza Italia a rischio di diventarne il terzo.

Una volta il centrodestra era imperniato su Forza Italia, con la Lega al Nord, Alleanza Nazionale (poi FdI) al sud e un conglomerato di partiti centristi eredi della tradizione democristiana.

I partitini centristi sono scomparsi. Forza Italia ha delle percentuali da prefisso. La Lega imperversa. Vengono eletti governatori di estrema destra.

Questo con buona pace di quelli che hanno sempre definito gli elettori di centrodestra “i moderati”. I moderati ormai siamo noi, gli elettori progressisti.

Gente che ha la testa sul collo e vorrebbe restare in Europa, evitare di vendere l’oro della Banca d’Italia, soccorrere la gente che affoga in mare e cercare di tenere i conti pubblici dentro l’argine della sostenibilità, per evitare di finire a gambe all’aria, che poi hai voglia a mandare la gente in pensione.

In questo scenario abruzzese i partiti di sinistra sono esangui, LeU ha meno del 3%, il PD l’11% e Potere al Popolo non pervenuto.

Poi per carità, si può esultare perché gli ignoranti grillini hanno perso. Volendo si può.

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Reddito di cittadinanza, il sito del governo regala dati a Google e Microsoft – Wired

Source: Reddito di cittadinanza, il sito del governo regala dati a Google e Microsoft – Wired

E’ una preoccupazione un filo esagerata secondo me, ma l’obiezione è comunque sensata.

Per i non tecnici il punto è questo: quando si crea un sito web vengono messi su un server dei contenuti (immagini, testi, font, video) e questo server li eroga ogni volta che accediamo. Dentro una pagina ci sono dei tags (porzioni di testo con una notazione particolare) che servono ad includere immagini, video, scripts e fonts dentro la pagina stessa.

Naturalmente un server è in grado di tenere traccia ed analizzare cosa viene chiesto (e quindi cosa viene erogato dal server) e da chi, è il meccanismo che viene utilizzato per le statistiche sugli accessi e le visite e ad esempio il meccanismo con cui vengono monetizzate le visualizzazioni dei banners pubblicitari.

Quindi qual è l’obiezione che viene fatta al sito governativo, quella di aver incluso dei contenuti (in particolare font e video) che provengono da server diversi da se stesso (in particolare Google e Microsoft Azure) la qual cosa potrebbe consentire a questi due players di analizzare chi accede al sito governativo del reddito di cittadinanza ed ottenerne delle informazioni con cui profilarli oppure addirittura in caso di improbabile guerra cibernetica di compiere attacchi di sabotaggio (questa cosa è onestamente un po’ tirata per i capelli, visto che il 90% della tecnologia che si usa per fare questo genere di cose è made in USA).

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Imposte dirette

La premessa doverosa è che non sono un economista, quindi è abbastanza ovvio che quel che sto per scrivere potrebbe essere una colossale sciocchezza.

La prossima “manovra del popolo” vuoto per pieno investe 20-25 miliardi di euro in welfare, fra quota 100 e il cosiddetto Reddito di Cittadinanza (il quale in realtà è un sussidio di disoccupazione non dissimile dall’esistente REI).

In Italia il gettito dell’IVA è di circa 100 miliardi, qualcosa di più se si considera quella pagata dall’estero.

Ora io mi domandavo, se l’IVA passasse dal 22 al 15 per cento, anche ipotizzando a grana grossa che tutto il gettito arrivi da li (in realtà ci sono anche le aliquote al 4 al 10 e quella per il lusso) vorrebbe dire una riduzione del gettito del 25%, più o meno, che su 100 miliardi fanno 25, quelli che il Governo del Cambiamento si appresta a buttare nel cess… ehm… ad investire su RdC e Quota 100.

Abbassare l’IVA avrebbe due effetti fantastici. Il primo quello di incrementare i consumi, quindi il PIL e quindi l’occupazione.

La seconda di abbassare sensibilmente l’asticella entro cui si è considerati poveri assoluti, visto che moltissimi beni potrebbero essere comprati con meno denari. E’ vero, sarebbe una riforma non progressiva, anzi, perché chi più ha soldi potrebbe comprare ancora più cose, ma alla fine in questo momento credo che una delle massime priorità sia far ripartire l’economia per garantire a quante più persone possibile occupazione e benessere.

Fra l’altro il taglio dell’IVA che corrisponda ad un taglio equivalente di gettito è evidentemente falso, perché l’incremento dei consumi compenserebbe in larga parte il minor gettito.

C’è sicuramente qualcosa che mi sfugge.

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