Yara Gambirasio e la tenacia di una madre

Stasera su Sky c’è “Ignoto 1 – Yara, DNA di un’indagine”

Source: Stasera su Sky c’è “Ignoto 1 – Yara, DNA di un’indagine” – Il Post

Come i miei lettori sanno io non amo la cronaca, in particolare la cronaca nera. Non seguo mai i reality show che ne parlano fatta eccezione per qualche puntata di Carlo Lucarelli, per il fatto che racconta fatti definiti nel tempo e nello spazio, indagini concluse, private della prurigine dell’attualità.

Ero un po’ perplesso su questo documentario di Sky, perché temevo che fosse il solito plastico di Vespa ma col vestito buono.

Invece mi sono dovuto ricredere, le prime due puntate sono state molto belle, di pregevole fattura, senza indugiare su particolari pruriginosi, senza intervistare sedicenti esperti e tuttologi, ma solo le poche persone dentro i fatti, fossero magistrati, poliziotti e investigatori, scienziati, istituzioni, giornalisti e cittadini. Lo stile è sobrio ed aiuta a capire che lavoro incredibile e monumentale è stato fatto dietro a questa indagine per questo crimine orribile ed efferato, il peggior incubo per ogni genitore, l’uomo nero, l’orco, che ti porta via un figlio, senza un motivo che non sia la sua depravazione e follia.

E se l’indagine faticosissima e difficilissima è potuta arrivare a conclusione lo deve alla tenacia del giovane magistrato  Letizia Ruggeri, che per un accidente del destino si trovò ad essere incaricata dell’indagine sulla scomparsa prima e sull’omicidio poi della povera bimba bergamasca.

In particolare lo si deve al fatto che, essendo lei a propria volta madre, si è immedesimata a tal punto nel dolore di quell’altra madre (al punto, dice lei durante l’intervista, da non avere il coraggio di interrogarla) da impegnare una feroce e risoluta determinazione a portare a termine l’indagine anche quando la montagna da scalare sembrava davvero immensa. Un campionamento a tappeto di un territorio vastissimo per arrivare a trovare la famiglia Guerinoni e scoprire che l’assassino aveva per metà il DNA dei figli di quella famiglia e di nuovo uno stop. Era figlio del patriarca, deceduto, avuto da una precedente relazione ignota ai più.

Sto aspettando le prossime puntate ma, se vi capita, guardatelo.

Ripeto, non c’e’ nessuna prurigine, nessuna indulgenza su cose che non attengono alla rigorosa ricostruzione dei fatti, nessun occhiolino a voyeur e tante utili spiegazioni su come si svolge un’indagine di PG con l’ausilio della scientifica e il coordinamento della magistratura. Compreso il fatto che, sebbene questo si lasci solo intuire, il dispiego di energie e mezzi è stato possibile vista la risonanza mediatica del caso, segno che delle volte le famiglie che alzano polveroni e fanno “caciara” sono forse spinte dal desiderio che non si spengano i riflettori e l’indagine prosegua. Se solo Yara fosse stata una sbandatella di qualche anno più grande, e non la bimba casa-palestra-cuoricini seria e senza grilli per la testa, se non fosse stata la figlia di tutti noi, forse non avrebbero mai incastrato “Ignoto 1”.

 

 

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Obiettori di coscienza

Per chi ha qualche primavera sulla schiena come me l’obiezione di coscienza riporta istintivamente alla memoria il periodo in cui c’era la coscrizione di leva ma non ancora un servizio civile alternativo a quello prestato sotto le armi. Prima del 1977 quando venne legiferato in proposito le persone che si rifiutavano di impugnare le armi per motivi di coscienza avevano come alternativa la denuncia per diserzione. Ricordo ancora un film di Ciccio e Franco che interpretavano due sicari mafiosi che si rifiutavano di prestare servizio sotto le armi per “obiezione di coscienza”.  Per tanti anni rifiutarsi di fare servizio militare a favore di quello civile implicò l’impossibilità di ottenere il porto d’armi ad uso sportivo o venatorio (del resto se ti rifiutavi di fare il militare perchè non volevi usare le armi, perchè avresti poi voluto avere un’arma?).

Tutto questo per dire che avere una posizione di coscienza su un determinato tema può anche essere sensato, basta che però non sia gratis. Se vuoi fare il ginecologo E l’obiettore di coscienza non puoi lavorare in ospedale, visto che in ospedale è richiesto che tu debba praticare interruzioni di gravidanza.

E, si badi, stiamo parlando di una cosa diversa dal servizio militare a cui tutti eravamo obbligati. Io sono stato obbligato a passare un anno della mia vita inquadrato in  una gerarchia, con la mia libertà personale e costituzionale limitata e nelle mani di un qualche caporaletto di 20 anni (che poteva “consegnarti” e quindi impedirti di uscire dalla caserma, per la più piccola quisiquilia che lui ritinesse tu avessi sbagliato). Nessuno obbliga nessuno a fare il medico e tantomeno il ginecologo.

Se hai problemi a praticare aborti, fai il cardiochirurgo.

 

 

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I cugini della Terra

Nasa, la Terra ha sette “sorelle”: scoperto un nuovo sistema planetario

Source: Nasa, la Terra ha sette “sorelle”: scoperto un nuovo sistema planetario – Repubblica.it

 

La scoperta di pianeti potenzialmente abitabili in un sistema stellare congruente con quello solare è una scoperta pazzesca e certamente di portata storica. Si tratta di aver messo il sale sulla coda ad una teoria su cui in molti avrebbero scommesso che fosse vera, ma tant’e’ è utile avere conferme sperimentali.

Detto questo le possibilità che da questo derivi il contatto con una qualche forma di vita aliena sono davvero basse.

Possiamo provare a puntare dei radiotelescopi in quella direzione per provare a captare qualche segnale radio ma:

  • essere potenzialmente abitabili non significa essere abitati
  • magari sono pianeti nello stadio evolutivo che aveva la terra un miliardo di anni fa o che avrà fra un miliardo di anni
  • magari hanno avuto una civiltà evolutissima che si è estinta
  • o magari avranno una civiltà evolutissima che si svilupperà dopo che noi ci saremo estinti
  • anche nella remota ipotesi che ci sia una civiltà evoluta che vive in questo momento non è detto che usi le onde radio per trasmettere qualcosa
  • magari è una civiltà all’equivalente della nostra epoca preindustriale
  • in ogni caso, qualunque tipo di segnale, impiegherebbe 40 anni per arrivare e i nostri ce ne metterebbero 40 a rispondere.

Se anche mandassimo l’oggetto più veloce che abbiamo costruito (ad oggi un velivolo spaziale ha raggiunto quasi 300mila km/h, ipotizziamo di raddoppiare e andare a 600 mila) per coprire la distanza fra noi e quel pianeta ci vorrebbero 54 mila anni. Anche ipotizzando di qui a 10 anni di costruire un velivolo che decuplichi la velocità massima attuale, si parlerebbe comunque di 10 mila anni. E se la centuplicassimo in cento anni, si parlerebbe comunque di mille anni.

Insomma, al momento siamo come formiche sulla spiaggia che stanno imparando a conoscere la schiuma di risacca di un mare profondissimo.

 

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L’emendamento contro gli autobus low cost

Michele De Vitis ha spiegato su Strade che l’emendamento è stato proposto dai senatori Lucio Tarquinio, Francesco Bruni, Luigi Perrone e Luigi D’Ambrosio Lettieri, tutti pugliesi e tutti iscritti al gruppo Conservatori e Riformisti, un gruppo di fuoriusciti da Forza Italia guidato dall’ex presidente della Puglia Raffaele Fitto. Secondo De Vitis l’emendamento sarebbe un favore dei quattro senatori alla famiglia Vinella, che controlla alcune importanti società di autobus pugliesi che sarebbero state danneggiata dalla concorrenza di FlixBus.

Source: L’emendamento contro gli autobus low cost – Il Post

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Fasci drivers

L’avvilente spettacolo dei tassisti di Roma che hanno fatto un corteo più simile a quello di un gruppo ultrà che di una categoria professionale, condito di saluti romani, bombe carta e tirapugni, è un po’ lo specchio di un cambiamento che si sta cercando di affrontare nel modo sbagliato e dell’assenza totale di politica in questo quadro.

I tassisti sono una categoria in via di estinzione, così come gli edicolanti e i venditori di dischi. Così come è stato per i Blockbusters qualche anno fa e per la Kodak. Tentare di fermare il progresso tecnologico è come tentare di svuotare il mare con un secchio.

Fra dieci anni al massimo saranno messe massicciamente in commercio automobili che guidano da sole. Probabilmente saranno auto elettriche con un solo posto. Il costo di esercizio per un trasporto cittadino sarà trascurabile. I premi assicurativi per un’auto guidata da un’intelligenza artificiale che azzera o quasi il rischio di incidenti saranno irrisori. Il costo di ricarica anche. Sia Tesla che altri stanno lavorando alla costruzione di batterie efficienti e poco costose.  Ho letto articoli che riportavano studi di analisti che indicno che entro il 2030 il quaranta per cento delle auto circolanti nei paesi sviluppati saranno elettriche e con l’autopilot.

La Politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe prevedere e anticipare queste transizioni e fare in modo che questi lavoratori, per quanto urticanti e poco concilianti siano i loro modi, abbiano una speranza e una via d’uscita. In questo momento sono “animali” braccati e nell’angolo, sentono il fiato sul collo, l’aria che finisce e quindi attaccano a testa bassa.

Bloccare Uber per via legislativa sarebbe come tassare le email, la leggendaria bufala che è girata per anni su Internet, una sorta di francobollo elettronico per equità con la posta cartacea o come se si fossero messe delle limitazioni alle fotocamere digiatli per preservare l’occupazione di chi fa pellicole o dei fotografi con le camere oscure.

I tassisti sono una categoria professionale in via di estinzione. Tutto sta a guidare questa transizione in modo esplosivo e cruento, come questi giorni, oppure in modo graduale e controllato.

Ci vorrebbe, appunto, la Politica. Che invece è avvitata su se stessa a guardarsi l’ombelico e fare scissioni.

 

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La scissione del PD

A me Renzi non è simpatico. Non amo il leaderismo (anche se confesso per un certo periodo di esserne stato lievemente infatuato) ne la logica del “ghe pensi mi” e dell’uomo solo al comando. E’ un uomo con un ego ipertrofico e una considerazione di se molto maggiore di quel che meriterebbe, pure essendo comunque una persona preparata ed intelligente (quindi evitiamo i paragoni con Berlusconi che, oltre ad essere impreparato e piuttosto furbastro che intelligente è pure un mascalzone di tre cotte).

Questo premesso la cosiddetta minoranza del PD che lo attacca e che vuole andarsene lo fa per motivi completamente pretestuosi.

Il nuovo quadro politico e la sconfitta della riforma costituzionale al referendum hanno dato nuovo slancio al sistema proporzionale, dopo anni di “quasi-maggioritario”, una pulsione ad aggregare forze anche disomogenee per creare uno dei due “lati della mela”.

In un mondo proporzionale stare insieme non è più così conveniente elettroalmente, soprattutto in una nazione di personalismi, piccoli feudi e potentati. Gli ex DC e gli ex PCI che si sono riuniti nel campo progressista per fondare un grande contenitore a vocazione maggioritaria, mal sopportandosi e tentando in ogni modo di far valere la propria egemonia sul tutto, ora vorrebbero tornare a dividere l’acqua dall’olio.

Il problema è che a questo punto non è più possibile dividere gli elettori e quindi il risultato sarà una catastrofica sconfitta elettorale.

Per altro gli attacchi “da sinistra” a Renzi sono al limite del ridicolo. Renzi è un democristiano, certo, ma molto più progressista di Prodi, per dire, che è il più democristiano dei democristiani. Il Jobs Act non è un pacchetto di riforma del lavoro “di destra” se paragonato al pacchetto Treu. Ci dobbiamo ricordare tutti che fu quell’insieme di leggi che introdussero il precariato in Italia e fanno si che oggi la maggior parte dei giovani, se lavora, è precario al massimo grado. E potrei fare mille altri esempi. Per tacere del fatto che se oggi c’e’ una legge sulle unioni civili si deve al governo Renzi e non certo a quelli di Prodi, D’Alema o Amato, che tanto piacevano a Bersani (e sorvolerei per pietà di Patria sul governo Monti, sostenuto con convinzione e portato alle urne come programma elettorale “l’agenta Monti più qualcosa” era lo slogan da mani nei capelli di Bersani).

Sinceramente io spero che la barra del timone del PD viri un po’ più a sinistra di come è stato in questi anni, ma una scissione è una solenne idiozia.

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Saviano sul giovane suicida di Lavagna

Ma cosa ha raccontato, al nostro Paese, la morte di Stefano Cucchi? Che se sei uno spacciatore e un tossico meriti di morire. E che se ti trovano in possesso di droga, sei una merda e ti sei rovinato la vita. La tua e quella della tua famiglia. Non c’è appello. Non c’è possibilità di riscatto.È questo che hanno raccontato la morte di Federico Aldrovandi e poi quella di Stefano Cucchi. Ecco perché oggi, di nuovo e con urgenza, dobbiamo riflettere sulla necessità di avviare un dibattito parlamentare serio sulla legalizzazione della cannabis e lo facciamo ancora una volta sul corpo di un altro ragazzo la cui vicenda solo apparentemente non c’entra nulla con le altre che ho citato. In realtà con loro ha in comune il contesto, un contesto che condanna senza processo.

Source: I dieci grammi del ragazzo di Lavagna e i miliardi della mafia – Repubblica.it

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