Tempi che cambiano 

Una volta Berlusconi saltava sulla sedia e faceva le barricate quando si trattava di leggi contro la corruzione e giri di vite contro gli white collars crimes. Oggi Grillo fa uguale se si tratta di stanare i bufalari. 

Curiosamente non ha fiatato Giacobbo. 

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Post postreferendario

I miei 5 cents sul Referendum del 4 dicembre.

Come i miei 25 lettori sanno sono passato da una posizione di “no” sul merito (in particolare sulla pasticciata riforma del Senato) ad una posizione di “si” di opportunità.
Io ho sempre votato a sinistra del PD anche se in una occasione, quella di Bersani, ho votato per il PD medesimo, avendo dato seguito alla preferenza su Bersani stesso che avevo espresso alle primarie. Due volte su due ho votato contro Renzi alle primarie. Ce ne fosse una terza voterei ancora contro.

Purtroppo a sinistra del PD, dove guardo io, non c’e’ niente, una balcanizzazione senza speranza, macerie e basta. Ho guardato con favore a Civati, il quale sembra ultimamente essersi avvitato in un livore personale contro Renzi senza alcun costrutto, con alcune proposte di legge velleitarie (perché con poche speranze di addivenire a qualche risultato)  e davvero non così urgenti e centrali (tampon tax, cannabis libera).
In ogni caso stiamo parlando di posizioni irrilevanti, senza la minima possibilità di incidere alcunchè. Il 60% dei “no” è arrivato da destra in gran parte, se la spallata a Renzi c’e’ stata non gliel’ha data certo la parte politica a cui guardo da sempre.

Aver fatto cadere il governo Renzi significa aver fatto un regalo coi fiocchi ai sempre più forti populismi nostrani, 5 Stelle e Lega, i quali affilano le armi per diventare governo del paese. L’unico argine che c’e’ fra loro e questa conclusione è che la legge elettorale del Senato, per come è fatta ora, impedisce de facto che si formi una qualunque maggioranza. Ne è possibile o probabile che “l’accozzaglia” metta insieme una legge elettorale decente, viste le tante anime divergenti e i tanti interessi particolari.

Quindi l’esito, per me catastrofico, di questo Referendum è che ora l’Italia si avventura nella palude della più totale ingovernabilità. Nessuno sarà in grado di mettere insieme una maggioranza e si andrà verso un “no contest” di stile spagnolo o belga o verso un governo di grossa coalizione che, come hanno già dimostrato Monti e Letta, ha il fiato molto corto e le mani legate da tutte le parti. Nessuno di quelli che prende parte vuole scontentare i propri elettori (tanto più in un momento in cui chi governa è visto come il fumo negli occhi) e di conseguenza non si decide nulla di sostanziale.

In un momento storico in cui l’Italia avrebbe bisogno di stabilità e di un governo saldamente al timone della nave che inizia a sentire il peso degli anni e la forza del mare.

Ho chiesto ad amici su una mailing list in cui parliamo di politica di chiudere gli occhi, immaginarsi di avere una bacchetta magica e di scegliere un Presidente del Cosiglio ideale. Per ora l’unico nome che è spuntato è quello di Landini. Francamente mi sembra, oltre che un’utopia, onestamente un profilo non certo di grande respiro.

In ogni caso, stante la palude all’orizzonte, ora serve che i vari partiti a sinistra del PD serrino le fila e inizino a federarsi attorno ai temi comuni più urgenti: lavoro, povertà, ambiente. Cercare di costruire qualcosa che superi lo sbarramento del Porcellum (anche se sarà ben dura).

Insomma, niente di buono all’orizzonte.

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La vittoria del NO

Confesso che mi ha sorpreso. Al di la dei sondaggi e della “ggente” che fa molto chiasso sui Social Networks, pensavo che a molte più persone stesse a cuore la stabilità e il rimanere agganciati a questo timido refolo di ripresa economica e di ripresa occupazionale.

Invece andiamo incontro all’incertezza più assoluta, con due leggi elettorali per Camera e Senato totalmente incompatibili che garantiscono, rebus sic stantibus, la più totale ingovernabilità.

Se si facesse un governo di scopo per la sola legge elettorale (ma ha mai avuto successo?) le proposte in campo sono per fare un proporzionale pure, ovvero uno stallo. Se si dovesse fare un sistema doppio turno invece, vincerebbero i 5 stelle. Gente che non sa fare un cerchio col bicchiere.

Speriamo che almeno i posti di lavoro che si perderanno facciano perdere l’occupazione ai duri e puri del “NO” 😛

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Referendum Costituzionale

Nonostante quello che dicono i sondaggi clandestini secondo me vincerà il si.

Non so perché ma ho idea che la platea dei votatori del si sia più motivata a partecipare rispetto a chi genericamente voterebbe no se solo avesse voglia di cercare la scheda elettorale.

I sondaggi rappresentano le intenzioni di tutti, anche chi è troppo pigro per votare. Vedremo.

Con Trump mi è andata bene 🙂

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Governicchio 

C’è una regia di Forza Italia che sta lavorando per il no ma per motivi diversi da quelli che appaiono e che sembrerebbero ovvi, far cadere Renzi e il suo governo. 

Berlusconi ha in  mano dei sondaggi secondo i quali con vigente l’Italicum potrebbero andare al ballottaggio cdx contro cinque stelle o PD contro cinque stelle. In entrambi i casi con vittoria pentastellata. B. teme come la peste un governo cinque stelle e la conseguente svolta giustizialista. Quindi il suo auspicio è far cadere Renzi, mettere su un governo larghe intese con Grasso PdC e votare una legge elettorale proporzionale per inchiodare di fatto il paese ad una “Grande Coalizione” perpetua (cioè di fatto all’immobilismo perpetuo). 

Come sempre il tutto guidato dalla sua unica stella polare, i cazzi propri e il proprio particolare tornaconto, la salvaguardia della “roba” di famiglia. 

L‘uscita sul proporzionale di qualche giorno fa non è casuale, così come non lo è stato l’invito di Toti a Grasso per le commemorazioni di Pertini. 

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Eccoci qui, dunque

Una volta tanto una mia previsione  si è rivelata giusta.

Trump è la ribellione contro la conoscenza e le elites, quell’atteggiamento che ha chi è colto ed intelligente che si sente superiore a chi è rozzo ed ignorante ma che è percepito da chi si sente escluso come un razzismo, come un modo subdolo di metterglielo sotto la coda.

E così dilagano questi populisti da strapazzo, questi piazzisti che sono bravi a captare benevolenza o a “dire le cose come stanno, pane e salame” e che “parlano alla pancia del paese”. Per questo mi aspettavo la vittoria di Trump e per questo sapevo che i sondaggi erano fallaci, perché la gente si vergogna ad ammettere che vota un bugiardo, ignorante, sessista, razzista, negazionista climatico, antivaccinista e chi più ne ha ne metta. Eppure lo vota, perché fra le banche ed i cittadini tifa (almeno a chiacchiere, quelle che contano in campagna elettorale) per i cittadini e non per le banche come, carta canta, Hillary diceva di se nelle famose email dello scandalo in cui è stata coinvolta (e noto pure che l’FBI ci ha messo il suo bell’impegno per farle uno sgambetto… sospetto che un presidente con tanti scheletri nell’armadio e ricattabile sia quanto di meglio possano auspicare certe eminenze grigie che vogliono alla Casa Bianca un pupo).

C’e’ poi un aspetto non secondario, le donne che, pur maltrattate e vituperate e villipese hanno comunque votato in massa per questo satrapo da quattro palanche. Come già abbiamo visto qui da noi con l’altro buffone che si circondava di donne con il solo merito di lucidargli il manico, la celeberrima mignottocrazia.

Ora vedremo quante donne e quanti rappresentanti delle minoranze ci saranno nell’esecutivo di Trump. E vediamo tutti gli accordi sul clima che salteranno e tutta la merda che arriverà.

E un po’ è colpa anche nostra, gente pensante ed acculturata, che ci rivolgiamo agli ignoranti e deboli di intelletto con questa boria e supponenza. Li teniamo a distanza, li deridiamo. Ma poi votano anche loro. E si vendicano.

 

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Luciano Rispoli

Con il suo stile sobrio ed estremamente educato mi piaceva molto. Confesso di non aver mai guardato il “Tappeto Volante” ma da ragazzino “Parola Mia” era un appuntamento irrinunciabile, una trasmissione davvero bella che univa con garbo intrattenimento e divulgazione. E’ stata quella trasmissione a far nascere in me l’amore per l’etimologia e la ricerca del motivo per cui una determinata parola ha un determinato significato attraverso la sua evoluzione storica.
Che gli sia lieve la terra.

Lo voglio ricordare con la memorabile imitazione di Max Tortora che, facendo leva sulla sua estrema educazione e gentilezza, lo parodiava facendolo diventare un greve nevrotico insultatore.

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Robert Allen Zimmerman

Alias Bob Dylan. Come i 25 lettori del mio blog sanno io non sono uno parsimonioso nel dare giudizi, anche avventurandomi in terreni che non sono esattamente il mio pane.
Per una volta però voglio astenermi da commentare. Non ho fatto studi umanistici e, anche se li avessi fatti, probabilmente mi avrebbero reso lungi dall’essere abbastanza competente da giudicare cosa chi sia o meno distinto per “opere in direzione ideale”.
Non ultimo per giudicare un autore straniero occorre essere madrelingua o affine, come capacità di analisi di una lingua, perché chiunque legga letteratura italiana sa bene molte raffinatezze nascono in dettagli e sfumature che può cogliere solo chi padroneggia molto bene una lingua (quindi un piccolo sottoinsieme dei madrelingua, come minimo). Oppure bisogna fidarsi della mediazione dei traduttori (non nel caso di Dylan, per fortuna tranne rare cover celebrative le canzoni straniere restano in lingua straniera) i quali potrebbero togliere o aggiungere qualità alla prosa.

Infine io non sono affatto un grande fan di Dylan, conosco una piccola parte della sua opera, solo le canzoni super famose e stra-citate, e per arrivare a comprendere la grandezza di un artista bisognerebbe conoscere a menadito ogni anfratto della sua opera e del suo lavoro (cosa che per altro dubito facciano anche gli illustri membri dell’Accademia di Svezia). Io forse potrei nominare per un Nobel postumo Fabrizio De André (che come diceva la grande Alda Merini non è De André ad essere il Dylan italiano, quanto Dylan ad essere il De André americano).

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Pragmatismo british

Il Foreign Office della Gran Bretagna si scusa: “Non volevamo discriminare siciliani e napoletani. Controlleremo”

Source: Il Foreign Office della Gran Bretagna si scusa: “Non volevamo discriminare siciliani e napoletani. Controlleremo”

Penso di non sbagliare quando credo che la categorizzazione degli italiani in “italiani e basta” e “italiani siciliani o napoletani” non abbia nessuna origine razzista o discriminatoria. Io credo che, essendo una scuola di lingua molto pragmaticamente negli anni si siano accorti che i bimbi che provengono da realtà dove è ancora molto radicato l’uso del dialetto (come in Campania e Sicilia) i processi di apprendimento della lingua straniera sono diversi (e probabilmente più faticosi).

Non credo che poi a siciliani e napoletani venissero affisse stelle gialle per girare nel campus, ne che qualcuno avrebbe impugnato come dichiarazione mendace quella di un catanese che avesse scelto “italiano e basta”.

Update: CVD, Attivissimo ha spiegato perfettamente la bufala.

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