Doodle per Johann Sebastian Bach

Google ha creato un geniale doodle per festeggiare la nascita del grande compositore tedesco J.S.Bach (si ok, ufficialmente è nato il 31 marzo, ma siccome all’epoca non avevano ancora cambiato calendario sarebbe stato il 21).

La cosa cruciale è che lo ha fatto utilizzando un algoritmo di intelligenza artificiale che armonizza una semplice melodia che potete comporre sul pentagramma “in stile Bach”. Il risultato è davvero sorprendente. Questo  è quello che ho composto io.

 

Source: Festeggiamenti in onore di Johann Sebastian Bach

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Libri sui telefonini

Io sono un uomo un po’ all’antica a dispetto del fatto che lavoro in un’azienda IT e che faccio il programmatore.

Quindi ho sempre preferito il caro vecchio libro di carta e inchiostro ai libri elettronici.

Poi è successo che in settimana bianca, in un posto dove non è che abbondino i book shops, mi sono scaricato un libro su Google Play Books.

E da allora non ho più smesso. Alla fine ormai sono anni che sono abituato a leggere post, articoli, notizie sullo schermo dello smartphone, il passaggio ai libri si è rivelato più facile del previsto.

Chissà magari sono pronto a passare al Kindle.

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Politica e istituzioni

Non mi sogno di fare la polemica demagogica sui politici che “pagati dai cittadini” per “fare delle cose” in realtà ne “fanno delle altre”. Questo è pane per i grillini, lo lascio tutto a loro.

Quello però che mi preme sottolineare è che nella vituperata e corrotta Prima Repubblica, quando un politico assurgeva ad una carica istituzionale, quale che fosse, abbandonava (anche se magari solo formalmente) le cariche di partito.

Anzi, nel PCI, siccome il vero potere era alle Botteghe Oscure, quando si voleva far fuori qualcuno lo si candidava per qualche istituzione (presidenza di regione o provincia o altro) perché avrebbe così dovuto mollare la presa sul partito e le proprie velleità di carriera.

All’epoca accettare le candidature “per spirito di servizio” non era una formula ipocrita ed un eufemismo per celare la propria brama di visibilità e potere, era davvero un sacrificio che si doveva fare al partito, sperando poi magari di esserne remunerati in seguito.

Oggi invece chi sta nelle istituzioni se ne infischia del fatto che un ministro è ministro di tutti, anche di quelli che non l’hanno votato e che, pur nel solco del proprio programma elettorale, che è inevitabilmente di parte, deve svolgere il proprio ruolo in modo neutrale e non fazioso e stare bene alla larga da comizi elettorali ed affini, per evitare che un avversario politico insulti l’uomo politico ma anche l’istituzione della quale è temporaneamente (e spesso immeritatamente) investito.

 

Quanto non lavorano Salvini e Di Maio, contato

Source: Quanto non lavorano Salvini e Di Maio, contato – Il Post

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Nel dubbio, non diffondete

Uno degli autori dell’atroce massacro nelle moschee della Nuova Zelanda ha compiuto le sue gesta disumane e vigliacche con indosso una go-pro, una telecamera da indossare che trasmette video con la prospettiva di chi le indossa. Normalmente le utilizzano gli sportivi, specie quelli che fanno sport estremi e adrenalinici per trasmettere ai propri followers la sensazione che provano essi stessi durante le proprie performances.

Lo scopo quindi del vigliacco sparatore era quello di trasmettere il proprio delirio punitivo e la propria fanatica follia a quante più persone possibili.

Quindi diffondere il video, pur nella massima buona fede, implica stare esattamente al suo gioco.

E’ per questo che io, nel mio piccolo, appena l’ho ricevuto l’ho cancellato, senza guardarne nemmeno un frame.

Nel dubbio, non lo guardo. E si fotta lo sparatore con la go-pro.

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Choose two of the three

Risultati immagini per choose two of the three

Un vecchio adagio dei programmatori viene riassunto dall’immagine qui sopra. Puoi avere del software sviluppato velocemente e buono, ma costerà un sacco, oppure veloce ed economico, ma sarà scadente, oppure buono ed economico, ma dovrai aspettare.

Il pasticcio della Brexit nasce proprio dal fatto che si è dovuto gestire un esito in cui era necessario scegliere 2 di 3.

Le tre cose sul piatto erano: uscire senza vincoli dalla UE, preservare l’economia Britannica, salvaguardare gli interessi della UE.

I britannici ovviamente avevano in testa le prime due, ma senza tenere conto delle esigenze della UE sul punto numero tre.

Se una nazione avesse dimostrato di poter uscire dall’Unione mantenendo i privilegi senza pagarne i costi questo avrebbe sancito la fine automatica dell’Unione stessa.

Viceversa i britannici, facendo conto di questo vincolo, avrebbero avuto solo due scelte possibili. O uscire senza nessun accordo, diventando una delle tante nazioni extra UE con cui bisogna stipulare patti doganali e di circolazione delle persone e di reciproco riconoscimento di brevetti, certificazioni, titoli di studio, patenti e quant’altro, oppure conservare gli accordi preesistenti, vale a dire consentire libera circolazione di persone e merci (come fanno Svizzera e Norvegia a grana grossa) ma di fatto subendo un’atroce beffa dalla cosiddetta Brexit. Avrebbero infatti avuto gli stessi mal di pancia che hanno portato la vittoria del leave (vale a dire orde di italiani, rumeni, spagnoli e altri europei liberamente circolanti e residenti sul suolo patrio avendo pieno diritto di farlo) in compenso nessuna possibilità di incidere politicamente, non essendo rappresentati nelle istituzioni, nelle decisioni che avrebbero dunque solamente subito senza poter interferire.

Dopo mesi di estenuante negoziato si è arrivati ad un accordo che in qualche modo tenta di salvare capra e cavoli, ma che, come tutti i compromessi, ovviamente non mantiene nessuna delle clausole sopra citate. Non fino in fondo. Ed è il motivo per cui tutte le parti più intransigenti sui tre spigoli del triangolo stanno boicottando l’accordo fino a farlo saltare.

La proroga che Westminster ha deliberato di chiedere alla UE almeno fino a Giugno, per evitare la disastrosa No-deal exit il 29 giugno non è affatto detto che venga accolta (la UE ha ancora il vincolo di dover deliberare all’unanimità) anche perché non si vede all’orizzonte cosa potrebbe cambiare nei prossimi 3 mesi, visto che non sono bastati 2 anni.

La prima ministra britannica May ha subito 2 delle più pesanti sconfitte parlamentari della storia del Regno Unito e nulla fa presagire che le cose siano destinate a cambiare. Cornbyn e i laburisti (anch’essi terribilmente divisi al proprio interno e con un’ala dura euroscettica) hanno proposto una soluzione “norvegese” il che per una grande nazione del G7 è ovviamente un’umiliazione inaccettabile. Far parte di una grande organizzazione economica e politica senza prendere parti alle decisioni. Ma è l’unica via, mantenendo ferma la barra sul “leave” che consentirebbe all’economia UK di resistere a quella che potrebbe essere una delle più catastrofiche recessioni degli ultimi decenni.

C’è il rischio che centinaia di migliaia di lavoratori UE lascino l’isola, rendendo scoperti ruoli nevralgici in vari settori dell’economia e della sanità.

In più c’è la questione irlandese. Dopo anni di sanguinosissimi scontri fra cattolici e protestanti, fra i fedeli alla corona e quelli che vorrebbero una grande Irlanda unita, l’adesione all’Unione Europea aveva in qualche modo accontentato tutti. Gli unionisti, perché l’Irlanda del Nord è ancora britannica. I cattolici separatisti perché la grande Irlanda, senza più confini rigidi, viveva de facto sotto il grande mantello dell’Europa.

Ora ripristinare confini rigorosi (il grande motivo del contendere sull’accordo May-Junker è appunto il “backstop” vale a dire l’impossibilità del Regno Unito a fuoriuscire dall’unione doganale europea fino a che non abbia regolamentato l’unico confine terrestre fra UK e UE) potrebbe avere risvolti che vanno ben al di la delle semplici questioni economiche e burocratiche e risvegliare campanilismi di cui avevamo fatto volentieri a meno per decenni.

L’unica cosa su cui il rinvio potrebbe puntare è la frammentazione del prossimo Parlamento, in cui stando ai sondaggi non è escluso che PPE e PSE, le due grandi forze moderate ed europeiste del Parlamento, smettano di essere la maggioranza rappresentata nei seggi e quindi di avere un interlocutore più debole e frammentato.

La cosa di cui May e gli altri che eventualmente puntassero a questo di cui non tengono conto è che i sostituti di PPE e PSE sono ben lungi da essere una forza coesa e con idee contigue su qualsivoglia punto e, in gran parte, si tratta di partiti sovranisti e nazionalisti che, nel caso di attriti con un’altra nazione, diventano ancora più rigorosi dei partiti moderati. Ne è stata la dimostrazione la legge di bilancio italiana in cui i più agguerriti a pretendere rigore nei conti nostrani sono stati gli ipotetici alleati dei partiti euroscettici e sovranisti che ci stanno malauguratamente governando ora.

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Revenge Porn

Sono arrivate anche a me, come a molti, le immagini della deputata del M5S Giulia Sarti, attraverso WhatsApp. La cosa che ho fatto nell’immediato è stato cancellarle e diffidare chi me le ha mandate dal farlo di nuovo.

Io vivo sempre con l’idea di non fare agli altri quello che non vorrei venisse fatto a me. Ora se qualcuno avesse delle mie foto intime (lo escludo, non ne esistono) la cosa non mi farebbe ne caldo ne freddo. Alla fine non c’è niente di male né nella nudità né nel sesso. Però è ovvio che la cosa varia molto per le sensibilità individuali e in questo senso essere donna introduce ulteriori fastidi di carattere culturale che rendono la questione ancora più spiacevole.

Se questa giovane deputata fosse vostra sorella? O moglie? O figlia? O madre?

Ecco. Se qualcuno dei miei pochi lettori rimasti ricevesse quelle foto, fate quel che ho fatto io. Cancellatele e fate una dura reprimenda a chi ve le ha mandate.

Già in passato lo feci per Belen Rodriguez e Diletta Leotta.

Guardare dal buco della serratura è una forma di violenza sessuale non troppo diversa dai palpeggiamenti o le attenzioni morbose indesiderate.

Pensateci.

Source: Giulia Sarti, le foto private scuotono la politica. I 5 Stelle frenano sull’espulsione – Corriere.it

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Esterofilia

Lavorando per una grande multinazionale che negli anni mi ha dato l’opportunità di girare il Mondo, non da turista, ma da lavoratore, ho accumulato una certa dose di esterofilia.

Ho specificato che ho viaggiato da lavoratore perché rispetto alla condizione di turista le cose cambiano molto la prospettiva. In primo luogo la spensieratezza, quando sei turista sei in vacanza e certo non hai il carico delle tensioni quotidiane del lavoro. Inoltre vedi solo le cose belle di un luogo, monumenti, paesaggi. In terzo luogo le persone indigene con cui vieni in contatto sono operatori del turismo e in ogni caso persone che sono li per farti stare bene.

Se invece vai in viaggio di lavoro vai normalmente in un posto brutto, come molto spesso sono i luoghi dove hanno sede gli uffici (io in più lavoro nel terziario manifatturiero, quindi spesso mi capita di visitare stabilimenti produttivi, non certo il Grand Canyon o la Foresta Nera). E poi le persone con cui si ha a che fare sono lavoratori, operai o colleghi del posto. Tutte persone che ti danno una visione della propria realtà meno edulcorata dal tentativo di metterti a tuo agio.

Ovviamente non posso dire di essere stato solo in posti migliori dell’Italia, anzi. Però tanti posti lo sono. La Germania, la Gran Bretagna, la Svezia, il Benelux, l’Austria, la Svizzera. Tutti luoghi dei quali ho invidiato molto o quasi tutto.

Confesso quindi che sto vivendo questo disastroso e grottesco pasticcio della Brexit con un po’ di quella che i tedeschi chiamerebbero schadenfreude .
Finalmente da italiano non sono io quello umiliato e sbeffeggiato dal mondo per l’insipienza ed il dilettantismo della mia classe politica, non sono io che, quando si tira fuori l’argomento Brexit, si guarda imbarazzato la punta delle scarpe, come per tanti anni mi è toccato fare, andando all’estero, parlando di Bunga Bunga o teste di toro e ancelle.

Non che mal comune sia mezzo gaudio. Ma insomma, sono un po’ come il fratello discolo che guarda con un ghigno liberatorio la mamma che fa il cazziatone al fratello secchione.

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Nubi nere all’orizzonte

Source: Crescita, l’Ocse vede l’Italia sottozero: taglia il Pil dell’intero 2019 a -0,2% – Repubblica.it

Dunque l’OCSE che già aveva dato un primo outlook non certo lusinghiero sulla crescita economica italiana del prossimo anni rivede la previsione al ribasso, certificando la recessione de facto in cui ci troviamo già.

Ricordo che purtroppo le due operazioni simbolo fatte nell’ultima manovra economica, vale a dire “quota 100” e “reddito di cittadinanza” sono state fatte a debito allegando una promessa di rientro della spesa rafforzata da delle clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’IVA al 25,2% per disinnescare le quali ci vorranno 40-50 miliardi.

Il DPEF è stato fatto ipotizzando una irrealistica crescita di PIL del 1,9% che è distantissima dalle previsioni di sostanzialmente tutti gli osservatori e gli organismi internazionali.

Mutatis mutandis mi sembra di essere di fronte a qualcuno che sta pianificando la gita al mare nonostante tutte le società di meteorologia stiano prevedendo pioggia. E’ vero che sono previsioni basate su modelli matematici ma quasi sempre in passato sono stati facili profeti di sventura a dispetto dell’ingiustificato (o meglio capzioso) ottimismo dei vari governi.

Se l’IVA dovesse aumentare così tanto, memori dell’esperienza precedente del governo Monti, possiamo già aspettarci fino ad ora che la recessione sarà ancora più dura e colpirà ancora più forte, portando ad una drastica riduzione dei consumi, così come fu per Monti (col grottesco paradosso che il gettito IVA anziché aumentare, vista la contrazione dei consumi, addirittura si ridusse).

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