Grillo vincerà

Per lo meno a giudicare dal fatto che la Repubblica ha iniziato, come fece con Berlusconi, una campagna martellante contra personam facendo le pulci a qualunque cosa dica Grillo.

Ora che un comico, durante uno spettacolo comico, faccia battute sui transessuali è una cosa che non scandalizza nessuno. Penso che la maggior parte dei transessuali rida di essere definito “una donna col belino”.

Questo per altro dopo aver preso un bel palo in faccia con la storia delle chat di Di Maio che, postate integralmente, hanno dimostrato l’infondatezza dell’accusa di aver mentito.

 

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Altro che trappola

Federico Capurso è un giovane collaboratore della Stampa: sta imparando il mestiere da noi da qualche mese, e mi pare che lo stia imparando alla svelta. Qualche sera fa di sua iniziativa va a un incontro in periferia in cui c’è l’assessore Berdini, ne aspetta la fine, intercetta Berdini, si presenta, dice il suo nome e per che testata lavora e comincia a porgli domande di politica. Intanto registra. Non lo fa per tendere una trappola, lo fa per non commettere errori: per essere in grado di riportare bene le frasi dell’interlocutore. E’ agli inizi, non può permettersi stupidaggini. Forse la cosa andrebbe codificata meglio, ma è una pratica diffusissima da quando registrare è diventato così facile. Comunque è un dettaglio, perché Capurso e Berdini non si erano mai parlati prima. Che cosa spinge Berdini a lasciarsi andare in quel modo con un giornalista, a dire le peggio cose del sindaco? Secondo me, come si dice in questi casi, la fa fuori dal vaso, ma tant’è.
Capurso scrive il colloquio (non intervista: l’intervista si concorda, scrive un colloquio, e cioè in gergo una rapida chiacchierata). L’indomani, a colloquio in pagina, Berdini perde la testa. Dice di non conoscere Capurso, lo insulta pesantemente, gli dà del delinquente, del disonesto, dice che gli è stata testa una trappola, che Capurso ha origliato. Qui alla Stampa decidiamo di non pubblicare l’audio, comunque, perché l’audio c’era per riportare correttamente le parole di Berdini, non per sputtanarlo. Berdini va da Raggi, ne esce con quelle dimissioni vaghe e ricomincia ad attaccare il giornale, aizzando i linciatori del web che minacciano pesantemente Capurso. A quel punto decidiamo di mettere l’audio per dimostrare la buona fede del giovane collaboratore. E dall’audio si evince che 1) Berdini sa benissimo di parlare con un giornalista (alla fine gli chiede se è precario) 2) Capurso non si limita ad ascoltare, interviene, domanda. Se Berdini non sapeva chi fosse Capurso perché gli risponde più volte? 3) Se Berdini non voleva affidare il suo pensiero al un giornalista, bastava non fermarsi a parlare con lui. Che cosa pensa, di confidarsi con un giornalista? Che sostiene di non conoscere?
Dunque la reazione di Berdini è a dir poco desolante. Per salvarsi, lui che ha un’età e un ruolo, accusa un giovane giornalista, racconta bugie, arriva al limite (e forse oltre) della diffamazione, cerca di scatenare contro il giornalista e il giornalismo tutti i peggiori pregiudizi e le più pericolose rabbie. Una prova che sa di soperchieria e vigliaccheria e totale irresponsabilità.
Tutto questo dentro la giunta di un Movimento che propugna il massimo della trasparenza. Forse qualcuno ci dovrebbe delle scuse, e soprattutto a Capurso, ma non le avremo e in fondo importa poco. La Stampa oggi compie 150 anni, abbiamo ben altra storia.

Source: Com’è andata la conversazione tra l’assessore Berdini e la Stampa, secondo Mattia Feltri | Flashes – Il Post

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70 anni

Oggi è un giorno davvero particolare per me, molto più doloroso del 19 giugno, ricorrenza della morte della mamma.

Per un bimbo il giorno del compleanno della mamma è un giorno magico quasi quanto il giorno del proprio compleanno. Farle un regalo, un mazzolino di fiori, scriverle un biglietto coi cuoricini. Per me il 7 febbraio è sempre stato un giorno speciale. In più il destino beffardo ha voluto che mia moglie compia gli anni il 6, quindi ieri mi sono rivisto bambino nei mei figli, intenti a forgiare cuori e frasette da baci Perugina sui biglietti d’auguri.

Oggi mia mamma avrebbe compiuto 70 anni. E sarebbe stata incazzata come una vipera, per gli anni che passano, la vecchiaia che incombe. Magari le avremmo fatto una super festa, oppure chissà, magari non l’avrebbe volta perché troppo arrabbiata con quell’inesorabile sabbia che cade nella clessidra.

Io e mio fratello le dicevamo sempre: invecchiare è brutto, ma l’alternatia è peggio. Già.

Tanti auguri mamma.

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A mia insaputa

No, il caso di Virginia Raggi e della polizza assicurativa in cui era nominata come beneficiaria non è nemmeno lontanamente paragonabile al caso di Scajola e del mezzanino a Roma.

Punto primo. Di una polizza vita ne benefici solo se chi l’ha stipulata muore. E, effettivamente, non è detto che chi l’abbia stipulata te lo dica. E tu non ne ricevi un beneficio immediato o non ne ricevi affatto un beneficio, se chi ha stipulato non muore.

Punto secondo. Questa cosa è avvenuta quando la Raggi era una delle aspiranti sindaco del 5 Stelle. Doveva ancora vincere le primarie e le elezioni. Puntare 30 mila euro su di lei (che ripeto, sarebbero diventati della Raggi solo in caso di morte) sarebbe stato come minimo un azzardo. Scajola invece era ministro in carica e ha beneficiato di un grosso sconto sulla casa fatto da imprenditori che prendevano appalti dal dicastero presieduto da Scajola medesimo. E dato che un imprenditore le cose le fa solo con un tornaconto ed un interesse, nessuno fa fatica ad immaginare quale fosse questo interesse.

 

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antitrumpismo

Essendo stato uno che ha subito con rabbia e frustrazione il ventennio berlusconiano non fatico a capire il moto di reazione rabbiosa che molti americani per bene hanno nel vedere la propria nazione in mano ad un guitto ignorante e sbruffone che pensa di mandare avanti una democrazia come fa con le proprie aziende.

L’unica cosa però, avendola già vissuta sulla mia pelle, se pure Trump le farà grosse e se pure ogni volta verrà a dire “ma non è possibile che abbia fatto anche questo” se per ogni cosa partiranno ondate di indignazione e di “girotondi” e di “popolo viola” e di “not in my name” e di “manifestazione per la dignità delle donne” e via discorrendo la gran parte dell’opinione pubblica, quella filo-Trump e quella più disinteressata, che si informa di sfuggita con l’orecchio sinistro, finirà per pensare che Trump sia una vittima e che c’e’ gente che ce l’ha con lui a prescindere ed uscirà rafforzata nell’idea che c’e’ chi si  muove per ostacolare il suo vento di cambiamento.

Quindi, come è successo qui, si accorgeranno del disastro quando ormai i buoi sono scappati. Ma sarà, appunto, troppo tardi per tutti.

Onestamente però non ho ricette da consigliare su cosa sarebbe meglio fare. Stare zitti significa essere complici. Quando queste cose verranno guardate con la luce della Storia non vorrei mai sentirmi dire: “ma tu non c’eri? ma cosa dicevi? cosa facevi?”.

 

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UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE

C’è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

‘Schulze Monaco’.

C’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buckenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l’ eternità

perché i piedini dei bambini morti non crescono.

C’è un paio di scarpette rosse

a Buckenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole.

Joyce Lussu

27 gennaio, Giorno della Memoria

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l’Ecommerce è meglio

Ho comprato queste scarpe su Zalando che però avevano un difetto su una cucitura di un’asola che regge i lacci che si è rotta quasi subito.

Ho contattato il servizio clienti sulla chat del sito, mi ha risposto il gentilissimo Johnatan che mi ha reso immediatamente 18 euro su 35 e mi ha mandato gli estremi per rendere le scarpe ed essere rimborsato per intero.

Sarei curioso di sapere quante volte questa cosa capita in un negozio “tradizionale”. Se va bene arrivi li con le scarpe rotte e ti dicono che è colpa tua.

Ah, quelli di Zalando mi hanno rimborsato sulla fiducia, non hanno nemmeno voluto una foto della rottura (nonostante mi fossi proposto di mandarla).

Servizio clienti coi controcazzi, poco da dire.

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Barak

Amazing Grace

Ho guardato con ammirazione ed interesse l’ottennato di Obama negli USA. Ed è un interesse che è stato largamente ripagato da un uomo fra i migliori che abbia mai osservato governare la cosa pubblica, in 42 anni che vivo.
E’ un uomo di straordinaria intelligenza e moderazione, uno che non è stato sfiorato dal minimo scandalo, al punto che i suoi denigratori si sono dovuti inventare balle colossali come il fatto che non fosse nato negli USA, che i suoi certificati di nascita fossero falsi o che avesse studiato in una madrassa.
Addebitargli la vittoria di Trump è una sciocchezza, visto che quando si è ripresentato per il secondo mandato ha stravinto e, se la Costituzione lo consentisse, se si fosse presentato contro Trump lo avrebbe triturato.

Certo le aspettative nei suoi riguardi erano colossali, lo si voleva un incrocio fra Gandhi, Salomone, Gesù Cristo e Napoleone. Doveva mantenere in pugno la politica internazionale, ma basta guerre, per carità di Dio, basta interventismo imperialista. Doveva essere il presidente degli ultimi e dei deboli, ma non un dollaro di tasse.

Gli è stato assegnato un Nobel per la pace quando era in carica da pochi mesi, un premio alla carriera, prima ancora che la facesse una carriera. Il confronto con G.W.Bush è impietoso. Lo sarà anche quello con Trump, mi sbilancio in pronostici. Essere intelligenti, moderati, seri, onesti e preparati produce risultati, alla faccia di chi strilla vuoti slogan.

Quelli che dicono con discutibile qualunquismo e “gentismo” che tanto sono tutti uguali, se ne accorgeranno. Obama ha dato copertura sanitaria a milioni di persone che non l’avevano, ha creato una crescita economica impetuosa dopo una delle più acute crisi dell’economia dell’era industriale, con una crescita occupazionale quasi senza eguali (è stato battuto di poco solo da Bill Clinton ma con delle politiche che, secondo più di un osservatore, sono state il germe da cui è nata la crisi del 2008).

Io credo che Barak Obama sia stato il grande presidente che ci aspettavamo che fosse, ed ha deluso solo quelli che si aspettavano che fosse Nembo Kid.

Sono ancora abbastanza giovane da poter essere, fra qualche decennio, il testimone di questo periodo storico e spero ancora che anche l’Italia, presto o tardi, possa avere il suo Obama.

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A bambuia

Quando ero ancora un bimbetto, avrò avuto l’età dei miei figli, capitava di andare nell’orto con mio padre o con mio nonno a bruciare le sterpaglie (ovvero: loro bruciavano le sterpaglie e io facevo loro compagnia). Già così piccolo ci tenevano che imparassi alcune regole fondamentali su come si fanno certi lavori. Per la serie: non si scherza col fuoco. Una delle parole del mio dialetto che usavano era “bambuia”. La bambuia  è una parola intraducibile che significa “il fuoco che ti scappa di mano”. No ti devi bruxia quande ghe aia, se no a te piggia a bambuia. Non devi bruciare quando c’e’ vento, se no il fuoco ti scappa.

Ieri sera sono stato fino a tarda ora sulle alture di Nervi a presidiare la casa di mio cognato, lambita dalle fiamme di un vasto incendio partito dalle alture di Nervi, dietro al camposanto. E’ da metà dicembre che a Genova non piove, e da circa un mese c’e’ un tempo asciutto e molto ventoso. Ieri sera c’era un forte maestrale, saranno stati 30 nodi di vento, con picchi anche di 40.

Questo è quello che ho fotografato dal tetto di casa, mentre lo stavamo innaffiando per evitare che i lapilli che volavano in aria potesseo attizzare altri focolai. A mezza sera ho visto un anziano signore con la sua coppoletta e il bastone se ne scendeva dalla creuza verso mare. Gli ho chiesto se fosse tutto a posto: “Comme a va Bacan?” “Scappemmo”.

Per fortuna sono arrivati i Vigili del Fuoco in forze che hanno arginato l’incendio per quel che si poteva. La visibilità era molto bassa a causa del fumo (la Luna era velata nonostante il cielo terso), il vento molto forte e il crinale impervio e difficile da percorrere.

L’autostrada chiusa ha riversato in Corso Europa un traffico mortale, le persone sono rimaste bloccate per ora. A questo proposito registro la lodevole iniziativa della pizzeria Egizio che ha distribuito tranci di pizza alla gente bloccata nel traffico. Oltretutto fanno una pizza buonissima, se qualcuno li volesse ripagare di tanta generosità andando a cena da loro.

Ancora oggi mio cognato è in giro assieme alla Protezione Civile a spengere i piccoli focolai che inevitabilmente sono rimasti nel vasto fronte del fuoco.

E tutto questo disastro ambientale, tutti gli animali morti, le persone evacuate, bloccate in strada, i vigili del fuoco che hanno rischiato la pelle, per colpa di qualche mentecatto che ha acceso un fuoco in una secca giornata ventosa. Si vede che nessuno, a loro, aveva mai parlato della bambuia.

Update: anche se non si bruciano le sterpaglie bisogna stare attenti alla bambuia.

 

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