UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE

C’è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

‘Schulze Monaco’.

C’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buckenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l’ eternità

perché i piedini dei bambini morti non crescono.

C’è un paio di scarpette rosse

a Buckenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole.

Joyce Lussu

27 gennaio, Giorno della Memoria

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l’Ecommerce è meglio

Ho comprato queste scarpe su Zalando che però avevano un difetto su una cucitura di un’asola che regge i lacci che si è rotta quasi subito.

Ho contattato il servizio clienti sulla chat del sito, mi ha risposto il gentilissimo Johnatan che mi ha reso immediatamente 18 euro su 35 e mi ha mandato gli estremi per rendere le scarpe ed essere rimborsato per intero.

Sarei curioso di sapere quante volte questa cosa capita in un negozio “tradizionale”. Se va bene arrivi li con le scarpe rotte e ti dicono che è colpa tua.

Ah, quelli di Zalando mi hanno rimborsato sulla fiducia, non hanno nemmeno voluto una foto della rottura (nonostante mi fossi proposto di mandarla).

Servizio clienti coi controcazzi, poco da dire.

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Barak

Amazing Grace

Ho guardato con ammirazione ed interesse l’ottennato di Obama negli USA. Ed è un interesse che è stato largamente ripagato da un uomo fra i migliori che abbia mai osservato governare la cosa pubblica, in 42 anni che vivo.
E’ un uomo di straordinaria intelligenza e moderazione, uno che non è stato sfiorato dal minimo scandalo, al punto che i suoi denigratori si sono dovuti inventare balle colossali come il fatto che non fosse nato negli USA, che i suoi certificati di nascita fossero falsi o che avesse studiato in una madrassa.
Addebitargli la vittoria di Trump è una sciocchezza, visto che quando si è ripresentato per il secondo mandato ha stravinto e, se la Costituzione lo consentisse, se si fosse presentato contro Trump lo avrebbe triturato.

Certo le aspettative nei suoi riguardi erano colossali, lo si voleva un incrocio fra Gandhi, Salomone, Gesù Cristo e Napoleone. Doveva mantenere in pugno la politica internazionale, ma basta guerre, per carità di Dio, basta interventismo imperialista. Doveva essere il presidente degli ultimi e dei deboli, ma non un dollaro di tasse.

Gli è stato assegnato un Nobel per la pace quando era in carica da pochi mesi, un premio alla carriera, prima ancora che la facesse una carriera. Il confronto con G.W.Bush è impietoso. Lo sarà anche quello con Trump, mi sbilancio in pronostici. Essere intelligenti, moderati, seri, onesti e preparati produce risultati, alla faccia di chi strilla vuoti slogan.

Quelli che dicono con discutibile qualunquismo e “gentismo” che tanto sono tutti uguali, se ne accorgeranno. Obama ha dato copertura sanitaria a milioni di persone che non l’avevano, ha creato una crescita economica impetuosa dopo una delle più acute crisi dell’economia dell’era industriale, con una crescita occupazionale quasi senza eguali (è stato battuto di poco solo da Bill Clinton ma con delle politiche che, secondo più di un osservatore, sono state il germe da cui è nata la crisi del 2008).

Io credo che Barak Obama sia stato il grande presidente che ci aspettavamo che fosse, ed ha deluso solo quelli che si aspettavano che fosse Nembo Kid.

Sono ancora abbastanza giovane da poter essere, fra qualche decennio, il testimone di questo periodo storico e spero ancora che anche l’Italia, presto o tardi, possa avere il suo Obama.

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A bambuia

Quando ero ancora un bimbetto, avrò avuto l’età dei miei figli, capitava di andare nell’orto con mio padre o con mio nonno a bruciare le sterpaglie (ovvero: loro bruciavano le sterpaglie e io facevo loro compagnia). Già così piccolo ci tenevano che imparassi alcune regole fondamentali su come si fanno certi lavori. Per la serie: non si scherza col fuoco. Una delle parole del mio dialetto che usavano era “bambuia”. La bambuia  è una parola intraducibile che significa “il fuoco che ti scappa di mano”. No ti devi bruxia quande ghe aia, se no a te piggia a bambuia. Non devi bruciare quando c’e’ vento, se no il fuoco ti scappa.

Ieri sera sono stato fino a tarda ora sulle alture di Nervi a presidiare la casa di mio cognato, lambita dalle fiamme di un vasto incendio partito dalle alture di Nervi, dietro al camposanto. E’ da metà dicembre che a Genova non piove, e da circa un mese c’e’ un tempo asciutto e molto ventoso. Ieri sera c’era un forte maestrale, saranno stati 30 nodi di vento, con picchi anche di 40.

Questo è quello che ho fotografato dal tetto di casa, mentre lo stavamo innaffiando per evitare che i lapilli che volavano in aria potesseo attizzare altri focolai. A mezza sera ho visto un anziano signore con la sua coppoletta e il bastone se ne scendeva dalla creuza verso mare. Gli ho chiesto se fosse tutto a posto: “Comme a va Bacan?” “Scappemmo”.

Per fortuna sono arrivati i Vigili del Fuoco in forze che hanno arginato l’incendio per quel che si poteva. La visibilità era molto bassa a causa del fumo (la Luna era velata nonostante il cielo terso), il vento molto forte e il crinale impervio e difficile da percorrere.

L’autostrada chiusa ha riversato in Corso Europa un traffico mortale, le persone sono rimaste bloccate per ora. A questo proposito registro la lodevole iniziativa della pizzeria Egizio che ha distribuito tranci di pizza alla gente bloccata nel traffico. Oltretutto fanno una pizza buonissima, se qualcuno li volesse ripagare di tanta generosità andando a cena da loro.

Ancora oggi mio cognato è in giro assieme alla Protezione Civile a spengere i piccoli focolai che inevitabilmente sono rimasti nel vasto fronte del fuoco.

E tutto questo disastro ambientale, tutti gli animali morti, le persone evacuate, bloccate in strada, i vigili del fuoco che hanno rischiato la pelle, per colpa di qualche mentecatto che ha acceso un fuoco in una secca giornata ventosa. Si vede che nessuno, a loro, aveva mai parlato della bambuia.

Update: anche se non si bruciano le sterpaglie bisogna stare attenti alla bambuia.

 

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Sentenze e censura

Come molti di voi sapranno di recente c’e’ stata una stentenza della Cassazione che ha fatto molto discutere. Per i pochi che non ne sapessero niente un buon riassunto con condivisibili osservazioni qui.

Aggiungo i miei cinque centesimi alla discussione. Prima di tutto io sono molto contrario ai cosidetti reati d’opinione. Questo in generale, le persone dovrebbero essere libere di dire più o meno quel che vogliono. Sono invece molto favorevole all’obbligo di rettifica o all’obbligo di pubblicare un parere avverso. Se uno scrive su un sito che sono un pedofilo o un mafioso pretendo che questo scritto venga rimosso, visto che è falso. Se invece uno scrive che sono un incapace perché ho fatto una certa belinata, pretendo che venga pubblicata anche la mia versione dei fatti. Poi, in assenza di rimozione, rettifica o pubblicazione del contraltare, sta bene pure l’azione legale. Che a quel punto non sarebbe per un’opinione, ma per un’omissione.

Punto secondo. Ci sono dei siti internet che debbono la propria fortuna ai commenti degli utenti, per esempio Tripadvisor. Se io vado in un ristorante e questo ristorante fa schifo io debbo poterlo scrivere. Se penso di aver riscontrato poca igiene debbo poterlo scrivere. Ora è vero che c’e’ un blando rischio che questa recensione sia falsa e fatta magari da un concorrente per screditarmi o come nel caso allucinante della pizzeria di Washington da  una pletora di idioti complottisti che mi vogliono danneggiare deliberatamente. Però in linea di massima si tratta di un criterio di valutazione magari non particolarmente fedele al vero, ma molto vicino all’antico “passaparola” che ci ha fatto vedere un film o andare in vacanza in una certa località o scegliere un determinato prodotto.

Vi immaginte le conseguenze nefaste di un ristoratore che può fare causa a Tripadvisor perché un utente ha scritto sul sito che “il cibo fa schifo il servizio è pessimo l’igiene scarsa e il conto salatissimo”? Per altro queste recensioni possono causare danni economici, quindi i risarcimenti possono anche essere astronomici.

Onestamente spero che il legislatore faccia chiarezza, prima che questo obbrobrio faccia giurisprudenza.

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Diamo a Telecom quel che è di Telecom

I miei 25 lettori ricorderanno le vicisitudini vissute per avere un collegamento ad Internet a casa. Dopo essere riusciti ad avere la linea di fatto l’abbiamo usata molto poco. Non siamo scaricatori compulsivi di film, non siamo videogiocatori e quindi per leggere ogni tanto la posta la linea faceva ampiamente il suo.

E’ capitato invece che in questi giorni di festa, essendo l’azienda chiusa, io abbia lavorato da casa (ho cambiato lavoro a Novembre, non ho ancora maturato ferie a sufficienza e avevo passato capodanno in montagna). Ho scoperto che la nostra linea era davvero pessima. Velocità molto minore del nominale da contratto (15 mega contro 30) e soprattutto tremendamente instabile. Non il massimo per il telelavoro.

Mi faccio il segno della croce e chiamo il 187. Invece, mirabile dictu, prendo la linea in 2 minuti 2. Aprono la chiamata. Due ore (DUE ORE!) dopo arriva un tecnico che mi cambia il cavetto del modem, fa un po’ di ispezione sulla linea di casa e, molto onestamente, mi dice che c’e’ un degrado di linea e che il modem fa fatica a tenere la DSL sincronizzata. La linea ritorna, sembra che il problema sia risolto, invece stamattina di nuovo un incubo, peggio dei precedenti, linea sempre scollegata e frustrazione alle stelle. Richiamo il 187 (dopo aver “rifiutato” la chiusura sull’apposita sezione del sito TIM) e parlo con una gentile signorina che mi dice che prende nota di tutto e segnala al tecnico i miei problemi. Tecnico il quale invece si era preso la briga di andare a vedere il nostro armadio stradale, cercare la causa del degrado e risolverla (ed ecco perchè stamattina non funzionava una mazza). A parte la cosa incredibile che il 187 non sapesse che c’erano dei lavori sulla mia linea (il tecnico sostiene che avrebbero dovuto addirittura avvisarmi proattivamente loro), trovo ammirevole che questo tecnico dopo aver constatato un problema sulla linea si sia preso la briga di andarmelo a risolvere per poi chiamarmi (giustamente) molto soddisfatto per il risultato ottenuto.

In un’epoca di cialtroni e incompetenti trovare qualcuno che a. sa fare il suo lavoro e b. non si spiaggia come una balena morente alla prima difficoltà è quasi commovente.

Chissà se la Telecom imparerà a puntare sulle persone e sui tecnici validi che ancora ha nei suoi organici invece che sui tagli i risparmi e le procedure del menga che mi hanno impelagto in quella melassa senza via d’uscita di due anni fa.

Confesso che stavo già iniziando a guardare le offerte della concorrenza ma questa ventata di competenza mi ha fatto cambiare idea. Mia moglie addirittura voleva scoprire come si chiama questo signore per regalargli delle caramelle (la scelta del tipo di regalo deriva dal fatto che questa fabbrica è la sua ).

Per una volta: grazie Telecom.

 

 

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Diciassette

Mio padre è un uomo molto superstizioso. Pur essendo una persona intelligente ed istruita. So che è una contraddizione in termini, eppure non c’e’ modo di schiodargli dalla testa questa fissa delle cose che porterebbero scalogna. E’ di cattivo umore se un dottore o un notaio o la banca gli danno appuntamento il giorno 17. Figurarsi il venerdì 17.

Mi stavo domandando come passerà il primo e ultimo anno della sua esistenza col 17.

Immagino che queste sue fisse derivino dal fatto che è figlio e nipote di contadini, di persone la cui esistenza era appesa ad eventi imponderabili come siccità, malattie delle piante e del bestiame, parassiti, predatori, alluvioni, grandine e chi più ne ha ne metta. Cose dalle quali difendersi è difficile perfino oggi con la scienza, la conoscenza e la tecnologia. Figurarsi cento anni fa da semi-analfabeti. E allora ci si riparava dietro la superstizione, ai riti propiziatori ed apotropaici. Come mettere una scopa sotto la cappa quando si fa la cima, visto che le streghe sarebbero obbligate, quando vedono una scopa di saggina, a contarne le paglie e questo le distrarrebbe dal fare andare in malora una pietanza molto complicata da preparare e con alto rischio di fallimento ( e di buttare via tanto ben di Dio che ci sta dentro, e potete immaginare gente povera e frugale come amasse gettare via il cibo).

Questa cosa l’ha cantata, come sempre in modo sublime e superlativo, Faber:

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