Autodeterminazione e indipedenza

Parlare della questione catalana senza essere catalani o spagnoli è un po’ come parlare di sionismo senza essere ebrei o palestinesi. Si finisce sempre per fare i “bulicci col culo degli altri” come si usa dire a Genova in francese.

Una cosa però in generale mi sento di dirla. In una società avanzata e democratica i cittadini debbono stare come vogliono stare. Debbono essere liberi di determinare la propria condizione e status, attraverso la libera espressione democratica della propria opinione. Certo il suffragio non esaurisce di per se il concetto di democrazia, ma diciamo che comunque ne è una fondamentale pietra d’angolo.

Di converso è vero che se uno stato sovrano dovesse acconsentire a qualunque ipotesi di scissione o autodeterminazione o autonomia in modo automatico è probabile che questa cosa nuocerebbe a tutti gli altri suoi cittadini e quindi è ovvio e normale che quando anche ci fosse questa ferma determinazione le condizioni di uscita debbano essere negoziate. Un po’ come è successo al Regno Unito per l’uscita dalla UE. I cittadini hanno scelto, il parlamento ha dato seguito alla volontà popolare, ma la controparte non è che ha detto “si, ok, accomodatevi e addio”. Pretende risarcimenti e pone clausole capestro.

Io credo che, senza volere ripeto entrare nel merito stretto della questione visto che ci sono ottime ragioni e ottimi torti da ambo le parti, questo debba essere l’iter. Si spiega ai cittadini con chiarezza a cosa si va incontro (per esempio l’ininfluenza internazionale, il doversi costituire un esercito e procurarsi degli armamenti, creare ambasciate e istituire rapporti bilaterali con gli altri paesi, cosa pretende lo stato da cui ci si stacca come risarcimento ecc.) e poi, se la volontà popolare è chiaramente espressa, allora si da seguito a questa volontà popolare.

E io questo lo direi anche se al posto dei catalani ci fossero gli altoatesini o i siciliani o gli abitanti di Seborga.

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Più grave

Qualche tempo fa la presidentessa della regione FVG venne linciata per aver detto l’ovvio: un reato è più grave moralmente se viene commesso da qualcuno che è in Italia a richiedere asilo e protezione.

Venne massacrata e additata di razzismo, di inseguire la destra e via discorrendo.

Oggi invece è un coro nel dire che uno stupro, compiuto da dei militari in uniforme che avrebbero il compito di proteggere i cittadini, è più grave. E i carabinieri stessi sono i primi a stigmatizzare con nettezza il comportamento dei loro colleghi, proprio ben consci che nel momento in cui qualcuno che indossa una così distinguibile uniforme, nel momento in cui la macchia, macchia quella di tutti.

Così come gli stupratori di Rimini, oltre ad aver usato una bestiale e inaudita violenza verso una povera ragazza indifesa, hanno reso ancora più difficile il percorso per quanti loro connazionali e stranieri cercano strenuamente di integrarsi e di avere una vita migliore.

Ci sono delle responsabilità oggettive che abbiamo nella vita, anche quelle che non scegliamo di avere. Se io domani andassi lavorare in Germania o negli USA o a Dubai, dovrei essere un cittadino esemplare, ancora più di quanto cerchi di esserlo qui, per evitare che la cattiva nomea o il pregiudizio contagi i miei ospiti verso i miei connazionali.

Compiere un’azione infame quando si rappresenta, volenti o nolenti, qualcosa o qualcuno, è peggio che farla rappresentando solo se stessi e facendo discendere lo stigma che ne deriva solo su se stessi.

Stuprare essendo carabinieri, o essendo profughi, è più grave. Più grave.

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Lo stupro di Firenze

In questi giorni si fa molto parlare di un fatto di cronaca piuttosto squallido, la violenza sessuale subita da due ragazze americane da parte di due carabinieri.

La storia in sintesi è che queste due ragazzine (una nemmeno ventenne) uscite un po’ bevute da una discoteca, spaventate per una rissa, si sono affidate le cure di due agenti in divisa che le hanno accompagnate a casa e poi hanno abusato di loro.

La difesa dei militari (uno dei quali ampiamente ultra quarantenne) è che le ragazze fossero “consenzienti”.

Ora io ho 43 anni e, anche se la legge lo consente, penso che una ragazza di diciannove anni sia troppo giovane per me. Quindi penso che, anche se questa giovane ragazza non si è dimenata urlando e non è stato necessario immobilizzarla e usare la forza,approfittare della soggezione che deriva dalla divisa, dalla differenza di età e le difese ridotte dalla stanchezza e dall’alcool inquadrino chiaramente l’episodio.

Questo perché inizio a leggere che in fondo queste ragazze americane vengono in Italia a bere, fumare e spalancare le gambe.

Pensate se vostra figlia dopo aver alzato un po’ il gomito di rifugiasse nell’auto della polizia, nelle mani di uno col doppio dei suoi anni e poi nell’androne del palazzo questo facesse delle avances che lei ritenga per propria incolumità di non poter rifiutare. Ora immaginate che questa cosa succeda, che so, in Messico. Quale sarebbe il vostro parere? Mia figlia è una zoccola ubriacona?

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Dove va la Chiesa

Come i miei venticinque lettori sanno io ho ricevuto una rigida educazione cattolica che poi, ad un certo punto della mia vita, ho abbandonato a favore dello scetticismo e della razionalità. 

La mia formazione cattolica è stata in una certa parte salesiana, ed è un modo di intendere la cristianità che ancora mi pervade. Quello di buono del cristianesimo che è rimasto dentro di me è il senso di inclusione che esprime l’oratorio salesiano. Porte aperte per tutti e accoglienza. 

Non certo quello che la CEI ha espresso in questi giorni sul decreto Minniti. 

Oggi è successo un piccolo episodio ma significativo. Sono in vacanza con la famiglia a Caglio. Stamattina mentre mi figlio maggiore faceva i compiti sono andato nel sagrato della chiesa (che è una grandissima piazza in cui nei giorni mi mercato parcheggiano le auto) a giocare a palla. Non c’era nessuna funzione religiosa in corso ma in ogni caso ho imposto a mio figlio di giocare rispettosamente senza fare casino. 

Tuttavia è arrivato il sacerdote a chiederci di andare via ‘questo è il sagrato della chiesa, se facessero tutti così..’ 

Naturalmente non è casa mia e scusandomi siamo venuti via (vi lascio immaginare la faccia di mio figlio). 

Non credo sia un caso quali santi abbiano scelto di venerare qui a Caglio. 

Io sono felice di essere stato salesiano. Altrimenti credo che ma mia apostasia sarebbe avvenuta ben prima. 

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Internet degli haters

Un pensiero ultimamente mi frulla per la testa e riguarda questa tendenza di Internet ad essere un covo di odiatori. Molti pensano che la Rete sia uno specchio della realtà e che quindi quest’odio che galleggia nei vari social network sia solo bile che travasa attraverso il suo sfogo naturale, il posto dove tutti possono parlare ed esprimersi liberamente. Io invece non penso che sia così, penso che Internet sia diventata uno specchio deforme della realtà e che in parte questo sia perfino colpa mia.

Io ho iniziato a frequentare la rete attorno al 1995, poco dopo la sua “costituzione” (non starò a ripercorrere la storia, facciamo coincidere per comodità la nascita della Internet come la conosciamo noi, quella che ha iniziato ad aprirsi al grande pubblico con la nascita del WWW nel 1994).

Quando io mi feci la prima casella di posta, su Geocities (poi confluita in Yahoo), mi capitò di leggere un articolo su un portale (si, all’epoca esistevano i portali di accesso alla Rete, visto che i motori di ricerca erano di la da venire, per come li conosciamo oggi) in cui si diceva che in Italia possedevano una casella di posta elettronica all’incirca 20 mila persone e meno di 300 mila in tutta Europa. Si trattava in gran parte di accademici e comunque di persone con un livello di istruzione alto, in gran parte maschi (più inclini alle novità tecnologiche, storicamente).

C’erano dei rigorosissimi codici di comportamento, quella che si chiama(va) Netiquette, ovvero una serie di regole comportamentali da tenere sui forum o sui gruppi di discussione Usenet o nelle mailing list. Quando iniziarono ad arrivare “le persone” (all’epoca usava fare come regalo di Natale la connessione ad internet ed il modem e fra noi più “anziani” frequentatori si usava ironizzare che dopo Natale c’era tanto da lavorare per tenere pulito) per chi già era in Rete uno dei compiti principali (fatto anche con un certo gusto sadico) era quello di blastare i newbies (i novellini) e richiamarli alle regole della Netiquette, a comportarsi secondo i dogmi del buon comportamento.

Ecco, io penso che questo atteggiamento, questo modo di fare, si quello che ha gettato le basi della Internet attuale, fatta di odiatori e di persone che si rapportano agli altri con questo atteggiamento sussiegoso e la voglia di sopravanzare e di avere l’ultima parola. In poche parole di blastare.

Io credo che in parte non trascurabile dipenda dal fatto che all’inizio, agli albori, su Internet quelli fighi, quelli che erano li da tanto, erano dei manganellatori verbali, gente che ti metteva nell’angolo con mezza dozzina di parole in risposta a quelle idiozia o ingenuità.

Quando poi Internet è diventata di tutti, questo modello si è propagato anche fra chi, avendo meno intelligenza e cultura media, ha riproposto lo stesso modello ma senza la necessaria arguzia e senza il sottile sarcasmo e il divertito snobismo di chi se lo potesse permettere. Sono diventati solo veri e propri travasi di bile, con insulti beceri e senza misura, arrivando al punto di augurare la morte al figlio malato di Bonucci reo di aver accettato il trasferimento dalla Juve al Milan.

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Bonobo life style

Un articolo pubblicato nel 2016 sulla rivista BMC Evolutionary Biology dice che fisiologicamente i genitali delle femmine di bonobo appaiono “in calore”, cioè più gonfi e di un colore diverso rispetto ai periodi non fertili, fino a 31 giorni di seguito: essendo un periodo di tempo molto lungo i maschi di bonobo non riescono ad assicurarsi che dopo il loro primo accoppiamento con una femmina questa non abbia rapporti con altri maschi, e per questa ragione la competizione tra i maschi di bonobo, così come la violenza sulle femmine, ha perso significato.

Source: Tra i bonobo comandano le femmine e si fa molto sesso – Il Post

In sintesi perché gli uomini confliggano di meno basterebbe che le donne la mollassero un po’di più 🙂

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Ius soli (temperato)

La prima premessa doverosa è che chiamerò questa ipotesi di legge “Ius soli” come fanno i media mainstream solo per capirci. In realtà questa legge non è uno Ius soli e con la solita malizia democristiana Maurizio Lupi lo ha detto, sarebbe meglio chiamarlo altrimenti. Sembra una questione di fuffa (in parte in effetti lo è) ma è in realtà un modo per togliere vento alle vele dei vari populisti-razzisti che insinuano nella discussione, a favore dei più distratti e delle varie “signora mia” di Voghera. Ius soli evoca le orde barbariche di “negre” incinte che vengono a partorire in Italia per far ottenere la cittadinanza ai figli e poi usarli come gancio per i ricongiungimenti familiari e ingrossare le fila di “negri” che ci tolgono il lavoro. Del resto è vero che con lo Ius soli puro, come c’e’ negli USA, si creano dei fenomeni di abuso della legge tipo donne facoltose di paesi emergenti (tipo India, Cina, Indonesia, Brasile…) che organizzano parti in clinica negli USA allo scopo di concedere alla progenie la sempre utile e ben spendibile cittadinanza USA.

Del resto anche la coincidenza temporale di voler discutere questa legge in Estate, quando le cronache sono invase di barconi grondanti umanità disperata non aiuta.

Il rovescio di questa miserabile medaglia è che, in un momento in cui i partiti politici muovono i carri armati del Risiko per riposizionarsi ( e Alfano, avendo visto che aria tira alle amministrative, sta tornando verso Silvio sperando che la cosa gli porti poltrone e potere contrattuale pur nella miseria dei suoi risultati elettorali) la legge è stata affossata e questo incide sulla carne viva di persone in carne ed ossa. Ragazzi nati e cresciuti in Italia, che magari hanno gli occhi a mandorla o la pelle cioccolato ma parlano veneto, toscano o marchigiano. Che della terra di origine dei propri genitori conservano qualche pallido ricordo tramandato dai racconti, ma che magari non sono mai stati in vita propria ad Asmara o Canton e non sanno spiccicare una parola di tigrino o cantonese.

Sono ragazzi italiani, in tutto e per tutto, ai quali, per il piccolo cabotaggio politico di Alfano e Grillo e per il razzismo di Salvini e Berlusconi, non avranno la possibilità di fruire dei benefici che la cittadinanza darebbe loro. Italiani di serie B.

Chissà come fa questa gente a guardarsi allo specchio alla sera e dormire la notte.

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Una cosa da non credere

[….]

Eight-seven per cent of the minors who married across the country between 2000 and 2015 were girls, with the majority either 16 or 17. The youngest wedded were three 10-year-old girls in Tennessee who married men aged 24, 25 and 31 in 2001. The youngest groom was an 11-year-old who married a 27-year-old woman in the same state in 2006.

Source: More than 200,000 children married in US over the last 15 years | The Independent

E non stiamo parlando di qualche sperduto villaggio del Terzo Mondo. Ma degli Stati Uniti D’America. Oggi.

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