La scissione del PD

A me Renzi non è simpatico. Non amo il leaderismo (anche se confesso per un certo periodo di esserne stato lievemente infatuato) ne la logica del “ghe pensi mi” e dell’uomo solo al comando. E’ un uomo con un ego ipertrofico e una considerazione di se molto maggiore di quel che meriterebbe, pure essendo comunque una persona preparata ed intelligente (quindi evitiamo i paragoni con Berlusconi che, oltre ad essere impreparato e piuttosto furbastro che intelligente è pure un mascalzone di tre cotte).

Questo premesso la cosiddetta minoranza del PD che lo attacca e che vuole andarsene lo fa per motivi completamente pretestuosi.

Il nuovo quadro politico e la sconfitta della riforma costituzionale al referendum hanno dato nuovo slancio al sistema proporzionale, dopo anni di “quasi-maggioritario”, una pulsione ad aggregare forze anche disomogenee per creare uno dei due “lati della mela”.

In un mondo proporzionale stare insieme non è più così conveniente elettroalmente, soprattutto in una nazione di personalismi, piccoli feudi e potentati. Gli ex DC e gli ex PCI che si sono riuniti nel campo progressista per fondare un grande contenitore a vocazione maggioritaria, mal sopportandosi e tentando in ogni modo di far valere la propria egemonia sul tutto, ora vorrebbero tornare a dividere l’acqua dall’olio.

Il problema è che a questo punto non è più possibile dividere gli elettori e quindi il risultato sarà una catastrofica sconfitta elettorale.

Per altro gli attacchi “da sinistra” a Renzi sono al limite del ridicolo. Renzi è un democristiano, certo, ma molto più progressista di Prodi, per dire, che è il più democristiano dei democristiani. Il Jobs Act non è un pacchetto di riforma del lavoro “di destra” se paragonato al pacchetto Treu. Ci dobbiamo ricordare tutti che fu quell’insieme di leggi che introdussero il precariato in Italia e fanno si che oggi la maggior parte dei giovani, se lavora, è precario al massimo grado. E potrei fare mille altri esempi. Per tacere del fatto che se oggi c’e’ una legge sulle unioni civili si deve al governo Renzi e non certo a quelli di Prodi, D’Alema o Amato, che tanto piacevano a Bersani (e sorvolerei per pietà di Patria sul governo Monti, sostenuto con convinzione e portato alle urne come programma elettorale “l’agenta Monti più qualcosa” era lo slogan da mani nei capelli di Bersani).

Sinceramente io spero che la barra del timone del PD viri un po’ più a sinistra di come è stato in questi anni, ma una scissione è una solenne idiozia.

You may also like