Il frazionismo della sinistra

Fra le tante cose che ti concede di fare il potere che deriva dal tenere per le briglie i media e farli andare nella direzione che meglio credi, c’e’ anche quello di appiccicare agli altri delle etichette che non si staccano più, quando anche i fatti ti smentiscono nel modo più evidente.

Si è sempre detto che la sinista è litigiosa e in effetti lo è abbastanza. Due legislature si sono concluse traumaticamente con la rottura di Bertinotti prima (anche se poi di fatto una sorta di maggioranza è sopravvissuta) e l’altra con la rottura di Mastella (li i numeri erano molto più risicati per cui il governo è finito gambe all’aria).

E’ abbastanza singolare però che nessuno affibi quest’etichetta anche alla destra. Berlusconi ha governato 3 volte. La prima è stato mandato a casa dalla rottura della Lega (fra l’altro Bossi è l’unico politico che abbia definito Berlusconi “mafioso” apertis verbis in numerosi comizi e in editoriali infuocati dell’organo di partito). La seconda volta è arrivato alla rottura traumatica con Follini (mentre Casini era alla presidenza della camera) tant’e’ che anche l’UDC è finito fuori dalla coalizione, nonostante il tentativo maldestro di spegnere l’incendio con la candidatura infelice e intempestiva di Buttiglione a commisario europeo. Oggi tocca a Fini.

Per lo meno a sinistra dopo ogni spaccatura viene fuori qualcosa di nuovo in termini di leadership e di formula aggregativa. A destra invece c’e’ una sola ricetta: Berlusconi. Chi è d’accordo, sta sul carro, chi non d’accordo, va affanculo. E uno dopo l’altro è capitato a tutti. Il Popolo della “Liberà”. Si, la libertà di annuire al capo, oppure di genuflettersi, o magari di fare un inchino.

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