Agiografie del Bettino martire

via Con che fessi stare | Wittgenstein.

Condivido abbastanza quest’analisi di Luca Sofri sul fatto che si dovrebbero separare i giudizi etici su quelli politici parlando di chiunque, compreso Bettino Craxi.

Non si possono escludere i meriti quand’anche ci fossero delle colpe (e nel caso di Craxi le colpe sono acclarate e passate in giudicato).

Lo stesso valga per un capo di Stato ben peggiore di Bettino, ovvero Benito, nome simile e destino simile, sebbene per colpe infinitamente più gravi e vergognose. Pure il Duce, nel suo delirio, nel suo patriottismo autarchico, fece comunque cose notevoli, alcune delle quali ce le ritroviamo ancora oggi.

C’e’ da dire però che io sono profondamente avverso a Craxi oltre che per i suoi costumi affaristici disinvolti (anche se fosse vero, cosa che non credo, che tutto quel fiume di denaro fosse per il partito e non per se stesso, sarebbe comunque vergognoso costringere l’economia a sorreggere la politica in modo non trasparente e con denaro sporco) anche per il modo in cui ha gestito la cosa pubblica.

Il debito pubblico, che paghiamo profumatamente ancora oggi sotto forma di interessi altissimi, che costringe ad avere una pressione fiscale folle a fronte di infrastrutture da terzo mondo e servizi spesso pessimi e poco accessibili, esplose durante i suoi governi e nel decennio del suo potentato.  Le leggi ad personam fatte per salvare l’impero ecnomico dell’amico Berlusconi, consolidando un duopolio informativo già ammorbato dalla lotizzazione della Rai, che ha portato allo scenario desolante dell’informazione odierna. Al piccolo cabotaggio della svalutazione della lira per pompare sulle esportazioni, una specie di analgesico che consentiva di non affrontare i problemi strutturali ma continuare ad iniettare denaro posticcio nell’economia, facendo un po’ quello che fanno oggi i cinesi. Fornivamo mano d’opera a basso costo perchè con la lira così disastrata (ci furono tempi in cui per un dollaro ci volevano 2200 lire) e capi d’alta moda a cifre accessibili per le borghesie dei paesi ricchi. Veniva mantenuto il sistema dei baracconi pubblici a furia di debito e iniezione di denaro, questi giganti d’argilla servivano solo per alimentare clientele e come serbatoi occupazionali per assumere amici ed elettori. Le (pochissime) grandi aziende italiane, sono state sostenute da pesantissime iniezioni di denaro pubblico. Mentre alcuni gioielli sono stati lasciati andare al macero, come la Olivetti, all’avanguardia in uno dei settori che sarebbe stato il grande botto economico dei due decenni successivi.

Lo spirito riformista, che pure c’era, non può bastare a togliere dal tavolo il fatto che, oltre che un uomo di dubbia moralità, che nella migliore delle ipotesi acconsentiva di veder finanziato il partito dal malaffare e da un’economia non libera (pagare le tangenti pretendeva una contropartita da parte delle aziende, vale a dire vincere le gare d’appalto in modo poco trasparente o avere concessioni di altro genere dalle pubbliche amministrazioni) fu pure un pessimo politico, un pessimo presidente del consiglio, che ha lasciato alla mia generazione un’Italia disastrata sia sul piano dell’etica e del senso civico, sia su quello dell’economia, della ricerca, delle infrastrutture e con un fardello non richiesto fatto a forma del più alto debito pubblico del Mondo in relazione al PIL.

Ha ragione Luca Sofri, il giudizio su Craxi non può fermarsi a “era un ladro”. Era molto peggio.

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