Ci facciamo scivolare tutto addosso

Succede che in una nazione occidentale, cosiddetta civile e democratica, un premier possieda gran parte dei mezzi di informazione e che, non pago di usarli per la propria adulazione, stia iniziando ad usarli come manganelli e olio di ricino contro chiunque si frapponga fra lui e il potere assoluto che vorrebbe detenere (e che in parte già detiene).

Dopo aver falciato tre direttori di giornale in pochi mesi (di Anselmi e Mieli disse: “dovrebbero fare un altro mestiere” e infatti oggi sono uno presidente dell’Ansa e l’altro presidente della RCS libri, di Boffo sappiamo fin troppo bene come è andata), ora ha scagliato il suo dobberman domestico con penna e giornale contro il “compagno Fini” che “deve rientrare nei ranghi” altrimenti può andare affanculo. Che tanto c’e’ già bello pronto un dossier a luci rosse anche su di lui. Magari fa parte dell’archivio di via Nazionale, redatto dall’attivissimo Pio Pompa.

E adesso, dulcis in fundo, trasforma un evento certamente significativo, come la consegna delle prime case ai terremotati d’Abruzzo, cosa che gli andrebbe a merito in qualcunque modo venisse presentata all’opinione pubblica, in uno show senza concorrenza, tutta la televisione si spegnerà perchè lui possa andare nel salotto buono di casa, da Vespa, ad autocelebrare il suo successo, come se il dramma umano delle persone rimaste mesi fuori di casa fosse poca cosa rispetto al suo bisogno di far vedere quanto è bravo e, soprattutto, quanto gli italiani abbiano bisogno di lui.

Come giustamente ha detto Franceschi, nemmeno Ceausescu.

Ha trasformato gli elettori italiani in spettatori, e gli spettatori italiani in elettori. Ormai la massima aspirazione dell’italiano medio è la fama e la gloria, diventare una persona nota e di successo, con il corollario di bella vita, belle macchine, belle fighe. Tutti vogliono diventare Fabrizio Corona. E se non sembra difficile capire come si possa far leva sul testosterone del maschio italico per fargli desiderare di essere un “trombeur” de femmes, è quasi grottesco come le femmine italiane si siano lasciate convincere che è bello e giusto farsi dare due bottarelle dal potente o famoso di turno, magari per avere anch’esse i propri dieci minuti di gloria.

Il sessantotto si è rivelato un bel boomerang culturale. Le donne, anzichè emanciparsi, sono diventate ancora più succubi delle nostre madri, che dovevano arrivare vergini al matrimonio e non potevano ribellarsi al patriarcalismo della famiglia tradizionale cattolica.

Ora sono emancipate si, dal punto di vista sessuale, addirittura forse troppo, e tutto questo ha traguardato il risultato che sono ben felici di farsi dare una ripassata per diventare europarlamentare o velina, come nella gag della famiglia palermitana di Zelig.

E ancora più grottesco è che chi tenta di conservare uno sguardo critico su questo degrado, quasi si vergogna di guardare questo schifo dall’alto in basso, con quel filo di sussiego e complesso di superiorità che poi abbandona immediatamente, per non cadere nel pericolo di diventare, per motivi diversi, uguali a “quegli altri” che guardano dall’alto in basso chi ha meno successo di loro.

Da una parte chi pesa le persone per quanto grano hanno in tasca, dall’altra chi le pesa per quanto sale hanno in zucca.

Si è creata una frattura e una totale incomunicabilità fra questi due insiemi.  Qualche anno fa, per lo meno, c’era la spinta propulsiva dei cosiddetti girotondi, che io per primo guardavo con un certo dileggio, ma che avevano per lo meno il merito di non arrendersi passivamente al degrado a cui stavamo assistendo. Oggi pure quel fuoco sembra estinto, e monta la rassegnazione che questa sia l’unica Italia possibile.

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