Il “vero democratico”

Putin e il crollo del Muro

«Difesi il Kgb con le armi»

Il leader russo racconta il 9 novembre 1989 a Dresda: «Fu triste per l’Urss, ma non poteva durare»

via Putin e il crollo del Muro «Difesi il Kgb con le armi» – Corriere della Sera.

Per carità, ognuno ha il suo passato e deve farci i conti da se.  Se fossi nato in URSS e avessi scelto la carriera militare, magari sarei finito pure io a fare l’agente del KGB a Dresda.

La cosa singolare è che l’ammorbata opionione pubblica italiana non trovi stridente il fatto che delle persone per bene e senza alcuna ombra nel proprio passato, in particolare se indossano le toghe, vengano coperte di contumelie e accusate di essere “comunisti” ed “eversori”, mentre uno che, quando cadeva il muro di Berlino, difendeva le sedi del KGB con le armi in pugno (cioè stava dalla parte del nemico anche dopo che il nemico aveva già perso), sia un grande amicone del nostro ridente Caudillo e che per lui invece non venga riservata nemmeno una goccetta di fiele e nemmeno un piccolo accenno, per coerenza, ai suoi misfatti passati.

In pratica io, per essere di sinistra, mi devo sentir dare dell’assassino, del complice degli assassini, del collaborazionista sovietico e financo della spia.

Chi invece una spia lo era per davvero, va a trombare a villa Certosa con tutti gli onori.

Strano il Mondo eh?

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E poi si stupiscono del “La Casta”

Bene: ignaro di tutto, Luca Barbareschi non solo non con­testa (non può: i numeri sono numeri) i dati del suo assen­teismo in aula (52,3% di sedute bucate) ma al cronista de Il Fatto che gli ricorda come uno stipendio lordo di 23 mila euro al mese più benefit dovrebbe spingerlo a essere più presente, risponde che non ha alternative: impegni pregres­si. E poi, confessa: «Non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico». Tema: qual è il messaggio ai dipendenti pubblici che da mesi sono sotto scopa per tassi di assenteismo che sono quasi sempre molto, ma molto, ma molto più bassi?

via Se a Barbareschi non basta lo stipendio – Corriere della Sera.

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Minimizzare

Ricci: «Video su Mesiano? Demenziale» – Corriere della Sera.

Anche questo aiuta il capo-bastone.

Quello che penso io, invece, è che loro sperassero di trovargli qualche scheletro nell’armadio, qualche giovane amante, una maglietta tarocca comprata da un marocchino, una macchina posteggiata male. Invece sono riusciti a raccattare la miseria di una intervista rigorosamente an0nima, pubblicata su “il Giornale” di un giovane avvocato (del quale si spera non parli perchè il giudice gli ha dato contro in qualche causa) che dice che forse si ricorda di Mesiano al ristorante parlar bene di Prodi e male di Berlusocni (come se in un paese democratico in cui vige il bipolarismo, per altro, fosse una roba così strana, parlando di politica… alla peggio avrebbe potuto parlare male di entrambi, se non bene di uno solo dei due).

Detto tutto questo, ora bisogna sperare che i giudici della Corte d’Appello che si pronunzieranno sulla sentenza di Mesiano non abbiano amanti, cause pendenti con i coinquilini, vertenze con la colf o baby sitter dei figli pagate in nero.

Altrimenti, nel caso in cui confermassero la sentenza, già sanno quale pubblico linciaggio li aspetti.

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The famous “papello”

Corriere della Sera – Ecco il «papello».

Alcune cose che mi saltano agli occhi:

– non sembra la grafia di un uomo anziano

– non sembra scritta da un semi-analfabeta

– trovo singolare che chi sa scrivere correttamente “familiare” senza “gl” come ormai è ammesso ma profondamente sbagliato, scriva “fRagranza” di reato anzichè flagranza.

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The famous “papello”

Corriere della Sera – Ecco il «papello».

Alcune cose che mi saltano agli occhi:

– non sembra la grafia di un uomo anziano

– non sembra scritta da un semi-analfabeta

– trovo singolare che chi sa scrivere correttamente “familiare” senza “gl” come ormai è ammesso ma profondamente sbagliato, scriva “fRagranza” di reato anzichè flagranza.

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Trova le differenze

Matteo dalla follia alle scuse online «Addio alla politica» – Corriere della Sera.

Bossi: «Per il fucile c’è sempre prima volta

Un giovane (idiota) dirigente del PD (dirigente nel senso che coordina una piccola sezione di perferia nel modenese, mica si parla di pezzi grossi) ha sparato una vaccata su Facebook: “nessuno può piantare un colpo in testa a Berlusconi?”, dichiarazione per la quale si è poi sentito in dovere di dimettersi, subendo gli strali dei PDLlini che giustamente gli hanno contestato che inneggiare alla violenza e praticarla non sono poi concetti tanto distanti.

Dove erano però tutte queste anime candide quando Umberto Bossi diceva di avere 300 mila uomini pronti a marciare su Roma, con le pallottole (per i magistrati) che dalle sue parti costano solo 300 lire?

E soprattutto, perchè questo giovane e ingenuo imbecillotto si è dovuto dimettere profondendosi in scuse, mentre Bossi è a tutt’oggi ancora ministro della Repubblica?

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