Ah la concorrenza

Il ricorso di Mediaset all’Antitrust. Il ricorso di Mediaset, si legge su un comunicato della società, è motivato dal fatto che “la distribuzione da parte di Sky di questa chiavetta è contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e costituisce una violazione degli impegni assunti nel 2003 da Newscorp in occasione della concentrazione delle attività di Telepiù e Stream”.

“Le norme Antitrust, infatti – prosegue Mediaset – non consentono a un'impresa dominante di ostacolare l'ingresso sul mercato di concorrenti mediante vendite abbinate o aggregate dei propri prodotti”. Inoltre per Mediaset, il fine della digital key, che non consente l'accesso né ai servizi interattivi né ai contenuti a pagamento, “è quello di frenare la diffusione sul mercato di decoder che consentano di ricevere i programmi a pagamento e i servizi interattivi di altri operatori. Il tutto evidentemente a danno dei consumatori che vedranno così limitata la loro possibilità di scelta a livello di offerta e di contenuti”.

via Calabrò: “Rai anche su Sky se indispensabile” Mediaset, ricorso contro la chiavetta digitale – Politica – Repubblica.it.

La cosa più meravigliosa di questa Nazione è che tutti invocano la concorrenza, ma solo per gli altri. O, per citare il mio concittadino (e avvocato) Enrique Balbontin:  “sono tutti bulicci, col culo degli altri”.

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Lodo Mondadori

Assistiamo in questi giorni al surreale dibattito sulla sentenza del giudice monocratico che, in sede civile, ha stabilito un risarcimento a favore di CIR (De Benedetti)  contro Fininves (Berlusconi) per un fatto avvenuto alla fine degli anni ’80.

I fatti si riferiscono a quella che le cronache chiamano “la guerra di Segrate”, in cui furono coinvolti tre soggetti, CIR (De Benedetti), Fininvest (Berlusconi) e la famiglia Formenton (eredi di Arnoldo Mondadori, fondatore dell’omonima casa editrice). Successe che per giochi di potere e partite politiche, De Benedetti e Berlusconi si contesero il controllo del gruppo editoriale, De Benedetti fece un accordo con Formenton ma poi Berlusconi riuscì in un secondo tempo a convincere Formenton a cedere a lui il pacchetto che gli avrebbe concesso il controllo. De Benedetti impugnò quest’accordo, davanti ad un lodo arbitrale, che è divenuto famoso (o famigerato) come Lodo Mondadori. L’arbitrato diede ragione a De Benedetti e Berlusconi impugnò il verdetto presso la corte di Appello di Roma, e il giudice Metta pronunziò una sentenza favorevole a Fininvest, rovesciando l’esito del Lodo.

Anni dopo, facendo seguito alla testimonianza di Stefania Ariosto sulle amicizie dell’avvocato Previti nei palazzi di giustizia romani, venne aperta un’inchiesta anche su quella sentenza. Dopo svariati gradi di giudizio, Previti, Metta, Pacifico e Acampora vennero condannati perchè venne dimostrato che la sentenza favorevole a Fininvest fu frutto di corruzione. Silvio Berlusconi invece, venne prosciolto per avvenuta prescrizione del reato, considerando le attenuanti generiche. Berlusconi chiese in Cassazione di essere prosciolto nel merito, ma la richiesta venne respinta. Per altro è facoltà di chi viene dichiarato “prescritto” di rinunciare a questo istituto per ottenere piena soddisfazione e completa assoluzione (qualora si ritenga di meritarla).

Quindi, riassumendo. Berlusconi ha ottenuto la proprietà del gruppo Mondadori attraverso una sentenza fraudolenta, ovvero  ottenuta attravero una corruzione (accertata e passata in giudicato). Berlusconi per questi fatti non è stato condannato, ma nemmeno assolto, ne ritenuto innocente come da sua esplicita richiesta, ne ha rinunciato alla prescrizione, come sarebbe stato suo diritto fare.

Stabilito tutto questo è del tutto evidente che chi è andato in giudizio contro Berlusconi, avendo ottenuto una sentenza sfavorevole perchè frutto di corruzione, ha subito un danno. Ed è altrettanto evidente che se anche Berlusconi non avesse autorizzato o richiesto esplicitamente di corrompere un giudice ai suoi avvocati, questi avvocati hanno agito per suo mandato legale, usando il suo denaro e per ottenere una sentenza favorevole alle sue aziende.

Nel diritto civile, a differenza di quello penale, esiste la responsabilità oggettiva. Vale a dire che mentre per un reato per cui si può finire in galera deve essere accertata una responsabilità personale, diretta, inequivoca sui fatti oggetto di reato (quindi il processo avrebbe dovuto dimsotrare che sia stato Berlusconi in persona a richiedere una corruzione per ottenere sentenza favorevole, senza ombra di dubbio) per il processo civile questa certezza non serve.

Ovvero basta che in un’azienda in cui c’e’ un azionista e legale rappresentante che deve vigilare sui conti e sui professionisti a cui vengono affidati dei mandati, che venga distratto del denaro e usato questo denaro per commettere un reato, anche a sua insaputa (cioè se anche Berlusconi fosse stato *davvero* all’oscuro delle trame di Previti & C.), essendo suo compito, fra gli altri, impedire che queste cose avvengano, se anche avesse omesso di vigilare o di mettere in atto qualunque azione preventiva all’avvenimento dei fatti criminosi, è oggettivamente responsaible lui e la sua azienda, per questi fatti.

Per riportare la cosa su terreni più familiari, se vostro figlio di dieci anni vi ruba la macchina e con questa si va a schiantare contro un recinto di un giardino facendo migliaia di euro di danni, la responsabilità è vostra.  E chiunque lo capisce facilmente. Non conta dire: mio figlio è piccolo, io non lo sapevo, non gli ho detto io di prendere la macchina. Basta aver creato (o non impedito) le condizioni per cui si verificasse il danno. E avrete, state certi, l’obbligo di risarcimento.

Quindi, al di la dell’entità molto grande (750 milioni sono un mucchio di soldi) che può essere oggetto di discussione, sul fatto che CIR abbia subito un danno ingiustificato per “colpa” di Fininvest (e quindi di Berlusconi) è un fatto acclarato e frutto di una sentenza passata in giudicato.

E’ del tutto ridicolo e risibile che si urli al “golpe” “sentenza ad orologeria” “complotto” “eversione” e che addirittura si invochi la piazza per difendere gli interessi privati del Presidente del Consiglio in una sua controversia con un altro privato cittadino a seguito di fatti definitivamente accertati.

Se davvero faranno quello che Gilioli ha felicemente ribattezzato il “corruption day” vuol proprio dire che l’Italia è una nazione montata a rovescio e che non abbiamo speranze di tirarci fuori da questo pantano.

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Giudici militanti

Silvio Berlusconi, dopo che il PM del processo Mills ha rinviato il Lodo Alfano alla Corte Costituzionale, sentendo molto probabilmente puzza di bocciatura, sta partendo per l’ennesima volta all’attacco del sistema giudiziario, come al suo solito, infischiandosene del fatto che delegittimando la magistratura non fa solo un favore a se stesso perchè si evita processi e galera, ma lo fa anche a tanti delinquenti che trovano sponda per attaccare uno dei pilastri della nostra democrazia.

Ma veniamo ai fatti. Berlusconi sostiene che il giudice ha volontariamente ignorato delle prove a sua discolpa e che il giudice stesso è un “attivissimo militante dell’estrema sinistra“.

Naturalmente se in Italia ci fosse un giornalista che è uno con la schiena dritta, come direbbe Travaglio, gli chiederebbe conto delle sue affermazioni. Ca va sans dire che non c’e’ traccia di giornalisti di questa fatta.

Ma vediamo le due cose delle quali si lamenta il Primo Ministro. La prima: sono state ignorate prove a discolpa:

Come nasce questo processo Mills per corruzione? Mills è un avvocato inglese, marito di una ministra del governo Blair, il quale scrive al proprio commercialista in una lettera (missiva privata cliente-professionista) di aver intascato una somma rilevante per alcune testimonianze pilotate in cui avrebbe “tolto dai guai” Silvio Berlusconi in altri procedimenti in cui il premier era imputato e nei quali Mills è stato chiamato a testimoniare. Il commercialista, ligio al codice etico che lo vincola, sentendo puzza di illegale, ha denunciato Mills ai giudici inglesi, i quali hanno trasmesso le carte ai giudici di Milano. Mills, interrogato in proposito, ha dapprima confermato, poi ritrattato tirando in ballo un armatore di nome Attansio. Berlusconi e i suoi avvocati quindi hanno tentato di ricostruire che questi denari arrivati a Mills provenissero dall’armatore. Il quale armatore però sostiene che non potesse fisicamente fare un bonifico in quella data, visto che in quel momento era in carcere a Salerno.

Naturalmente nessuno si azzarda ad emettere delle sentenze conoscendo i fatti superficialmente e per sommi capi. Questa ricostruzione ha solo lo scopo di far conoscere ai miei 5 lettori, se davvero questo processo è stato messo su da una sorta di Spectre che si annida nei palazzi di Giustizia milanesi, oppure se, data l’obbligatorietà dell’azione penale, i giudici di Milano non avrebbero potuto, nemmeno volendo, far finta di nulla (non ultimo per il fatto che il sasso in piccionaia è stato lanciato dall’estero).

Per quanto riguarda la presunta faziosità della dottoressa Gandus, premesso che io mai l’avevo sentita nominare prima di questo procedimento, pare che lei sia l’estensore di alcuni articoli in cui si denunziavano alcune leggi ad personam e la proposta riforma della Giustizia per mano dei vari ministri del precedente goveno Berlusconi. Ora io mi domando, esisterà in italia un solo giudice che non abbia mai espresso un pubblico parere sulle leggi varate dal precedente governo il quale, non occorre certo sforzarsi la memoria, è vissuto per 5 anni in perenne, violento ed aperto contrasto con la magistratura?

Questo si chiama essere “attivissimi militanti di estrema sinistra”?

Per altro la cosa schifosa e vergognosa di questa nazione di servi in cui abitiamo, non è tanto che Berusconi dica le sue fanfaronate per difendersi, ma che, a parte qualche rarissima eccezione, nessuno gli faccia presente con quali sesquipedali boiate ci stia tentando di ammorbare.

Volevo anche approfittare per ringraziare sentitamente tutti gli elettori della Casa delle Libertà, per il loro fattivo contributo a fare precipitare l’Italia in questo pozzo di merda in cui siamo.

Ecco i fatti raccontati da Marco Travaglio

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Gemelle diverse

Queste due signore hanno pensato bene di scambiarsi il posto per consentire a una delle due gemelle, che è avvocato e contemporaneamente GOT, di svolgere le due mansioni simultaneamente, a Vigevano e Rho.

A me avevano raccontato di due gemelle che, ad architettura a Genova, hanno preparato la metà degli esami a testa e ognuna andava a sostenerlo anche per l’altra, senza mai essere beccate ed arrivando fino alla laurea.

Scherzi destinati a durare fino a quando al posto delle firme con la penna dovremo produrre firme biometriche.

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Chi si loda, si imbroda

Era una vecchia filastrocca che mi diceva sempre Suor Giovanna, maestra delle elementari. Uno dei pochissimi buoni ricordi che ho della scuola privata.

Naturalmente sto parlando del “Lodo” Alfano, ex Lodo Schifani, ex Lodo Maccanico.  Prima una curiosità, che cosa significa esattamente “Lodo” in diritto? Prendo la definizione dal Garzanti on line:

s. m. (dir.) decisione emessa collegialmente e per iscritto dagli arbitri di una vertenza, che diventa esecutiva per decreto del pretore.

Io non capisco niente di diritto, ma in sostanza si tratta di un arbitrato, ossia di due parti in “conflitto” che si affidano ad un arbitro (o più arbitri) che dirimono la questione.
Immagino che in questo caso, essendo il conflitto fra Berlusconi e i giudici, ma più in generale direi fra Berlusconi e la legge e la legalità, l’arbitro dovrebbe essere il Parlamento, che fa una legge per sottrarlo per l’ennesima volta alle sue responsabilità.

Fra l’altro, surrettiziamente, è stata inserita nel decreto sicurezza anche una forma di patteggiamento “last minute” in cui l’imputato può decidere di patteggiare (e quindi ottenere uno sconto di un terzo della pena) anche 50 secondi prima della camera di consiglio. Il che, è sfuggito a molti, produrrà come risultato che il celebre processo Mills, quello da cui Berlusconi vuole sottrarsi, oltre a stralciare la posizione del nano, per effetto del Lodo, potrà avere il coimputato Mills che patteggia sul filo di lana, in modo da evitare che venga condannato con sentenza scritta per essere stato corrotto.

Per chi non avesse seguito la vicenda, la riassumo brevemente, Mills è un avvocato inglese, che ha avuto incarico di occuparsi alcune vicende per il gruppo Fininvest, il quale scrisse di suo pugno al proprio commercialista in una corrispondenza privata (certo che nessuno l’avrebbe letta oltre al professionista) di aver ricevuto 600mila dollari da Berlusconi per non inguiarlo con le proprie testimonianze nei processi che lo riguardavano. Il commercialista, obbligato ad un codice etico severissimo, denunzio’ il proprio cliente e i giudici britannici trasmisero le carte a Milano. Questo è il “teorema” persecutorio a cui è sottoposto Berlusconi dalla kattiva e komunista Gandus.

Ora, stanti così le cose, pare abbastanza scontato che il processo stia andando verso una sentenza di colpevolezza per il testimone corrotto che, unito ad una sentenza motivata e per iscritto, metterebbe nero su bianco che il signor Mills, testimone nei processi di Berlusconi, fu testimone corrotto. E dato che l’altra parte del processo, vale a dire Berlusconi, è accusato di essere corruttore, va da se che questa sentenza peserebbe come un macigno, nonostante i vari paracadute che Berlusconi si è piazzato alle spalle per giungere morbidamente all’ennesima prescrizione. (l’effetto del Lodo è di congelare i processi, ma fra 5 anni, quando riprenderanno, si dovrà quasi sicuramente rinnovare il collegio giudicante, con l’effetto che il processo riparte da zero).

Quindi la morale è: pugno duro con gli statali, pugno duro con gli zingari, pugno duro con tutti, ma Berlusconi può fare i cazzi che vuole. Anzi, adesso, come contentino a tutti quelli che scodinzolanti e fedeli gli parano il culo da 15 anni, allargherà l’immunità parlamentare anche agli altri suoi servi schiacciapulsanti.

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Uolter e il bonton

Una cosa l’ha detta di giusta Uolter, a campagna elettorale finita, in Italia quelli di destra sono piu’ di quelli di sinistra. Ogni elezione sta li a confermarlo. A sinistra, per avere qualche speranza di governo, oltre ad andare fino all’estremo arco costituzionale verso i partiti comunisti, bisogna mettere saldamente il timone al centro per imbarcare il marciume politico come Dini, Mastella, Bordon e pagliacci assortiti.
E in ogni caso non bastano. Alla fine del peggior governo della storia Repubblicana, il Berlusconi terzo e secondo, con l’Italia in ginocchio, i conti pubblici a puttane e il buon Silvio che si era per un lustro fatti abbondanti cazzi propri, il massimo risultato ottenibile e’ stato un risicato pareggio.
Da qui la tattica. Leviamoci di torno comunisti e pol-tronisti e cerchiamo di diventare un partito alternativo alla destra, facendo in modo che gli elettori di destra vedano in noi un’alternativa credibile.

Di qui, oltre che per formazione personale e modo di comportarsi in genere, che al buon Veltroni va riconosciuto, un qual certo fair play, buone maniere e opposizione, come si dice, di contenuto e non barricadera. Governo ombra, quindi un solo interlocutore per ogni attore del governo e cosi’ via.
Fin qui le rose.
Ora le spine.
Al primo, e dico primo, provvedimento legislativo, Berlusconi ha gia’ messo in pista due e dico due leggi [b]”ad personam”[/b].
Una sul patteggiamento allargato, scritta di pugno dal parlamentare di Forza Italia, non che (simpaticissimo) avvocato di Berlusconi, Nicolo’ Ghedini, che potrebbe servire a mettere l’ennesimo ceppo all’ennesimo processo di Berlusconi (quello per cui avrebbe corrotto un testimone, l’avvocato inglese Mills, per edulcorare la propria testimonianza in altro processo) .

L’altra riguarda la presa di posizione della UE riguardo la querelle storica di Europa 7 con Rete 4.
In sostanza una sentenza del 1994 imponeva a Rai e Mediaset di mollare una delle proprie frequenze in vantaggio del mercato e proprio Europa 7 aveva ottenuto le frequenze di Rete 4. Dopo una interminabile guerra ed un susseguirsi ininterrotto di sentenze favorevoli a Europa 7, si e’ arrivati alla Corte di Giustizia Europea, e quindi all’intervento sulla materia della UE. In sostanza Berlusconi, dai tempi della celeberrima Mammi, ha sempre usato la politica, di riflesso o in prima persona, per salvarsi dalla galera e tenere in piedi le sue attivita’ private.

Di certo non e’ qualcuno con cui si possa usare bon ton o per il quale si possa aspettare in silenzio che salga, come sua ambizione, al Quirinale a fare il presidente della repubblica. Anche se Veltroni avrebbe cosi’ il suo piu’ pericoloso avversario fuori dalla partita.

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