Sgarbi: «Siamo nati e moriremo democristiani»

da ALTRI MONDI.

FABRIZIO RONCONE PER IL CORRIERE DELLA SERA
Professore, e così alle elezioni europee si candida per l’Udc…
«Va bene, lo so: chiamandomi Vittorio Sgar­bi faccio sempre piuttosto notizia. Però, sta­volta, davvero non lo capisco tanto stupore. In fondo sono il miglior sindaco che l’Udc ab­bia mai avuto, ho dato alla mia meravigliosa città siciliana, Salemi, un giusto rango interna­zionale… ne parlano tutti… prima Le Figaro, poi due giorni fa il Los Angeles Times… ».
Lei, democristiano. Un’esperienza che le mancava.
«Guardi, non cominci con la storia nausean­te del trasformismo: la verità è che siamo tutti figli della Balena Bianca. È una verità dura da accettare: ma siamo nati, e moriremo, diccì. E poi, scusi: si sarà accorto, credo, che anche il capo del Pd è un democristiano, o no?».
( Vittorio Sgarbi, 57 anni, da Ferrara — uo­mo veramente colto e critico d’arte da tempo ormai definibile anche animale politico e tele­visivo — risponde al telefonino mentre entra a Roccavaldina, comune sopra Messina, un luogo che descrive incantevole, con una delizio­sa farmacia ospitata in un palazzo del Cinque­cento).
Lasciamo stare la farmacia: lei che si can­dida per l’Udc provoca, capirà, un mucchio di domande. Per esempio: i suoi rapporti con la Chiesa?
«Ottimi. Ho visto il cardinal Bagnasco al­l’Aquila, mi sento spesso con Fisichella».
Il Papa.
«Il Papa che?».
La sua posizione, per esempio, sui profi­lattici.
«Senta: premesso che la Chiesa fa sempre bene a esprimere il suo pensiero, io credo che Benedetto XVI avrebbe fatto meglio a restare su un piano spirituale».
E lei?
«Io faccio un uso laico del profilattico».
Sarebbe?
«Se è un’estranea, mi proteggo».
Lei ha avuto tre figli, da tre donne diver­se.
«E li ho riconosciuti, lo scriva, tutti».
Perché non ha sposato le loro madri?
«Una è morta. L’altra aveva già un marito. La terza è stata ragione­vole, e ha pensato bene di trovare subito un accordo…».
Ragionevole, in che senso??
«Non credo nel matrimonio».
No?
«È un sacramento, non sarei in grado di rispettarlo. E poi, scusi: se fosse una cosa buona, i preti se lo sarebbero tenuti per loro?».
Casini resterà senza fiato.
«Ricordo che loro, i più cattoli­ci del Parlamento, e cioè lui, Berlu­sconi e Fini sono tutti separati o divorziati… con Casini, semmai, il problema è un altro».
Quale?
«M’aspetta a Roma per fare le foto con gli altri candidati. Solo che io sto trattando, or­mai da giorni, con la Lega».
Ma no?
«Ma sì. Ho già parlato due volte con Bossi. E presto incontrerò Calderoli».
Candidato con la Lega? E dove?
«Nell’Udc, in fondo, rischio d’essere chiu­so. De Mita al Sud, le isole inibite dai comitati d’affari, Magdi Allam nel Nord-Ovest… l’idea­le sarebbe il Nord-Est, ma pure lì sento di non essere gradito…».
Con la Lega, candidato dove?
«Per le europee, al Centro, e per le ammini­­strative, come presidente della provincia di Rovigo. Non male, eh?».
Rovigo?
«Una scommessa… arte, quadri, e poi il Po… io ci faccio lo sci d’acqua, sul Po».

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