Quelli del senno del poi

C’e’ un sacco di gente che *ora* si lancia in critiche verso il PD per la sua timidezza iniziale nei confronti dei referendum, se non addirittura aperta ostilità (quello sul legittimo impedimento venne definito un “regalo a Berlusconi”) alla luce del risultato eclatante.
Intanto c’e’ sempre questa malattia di fondo per la quale siccome quelli del “no” giocano a far saltare il banco la guerra si sposta fra raggiungere e non raggiungere il quorum, ma è naturalmente una partita truccata perchè quelli del “no” si sommano a quelli che non vanno a votare mai. Questa malattia è aggravata dal fatto che i media poi grancassano l’astensione come vittoria del “no” e quindi, come nel caso della fecondazione assistita, il fallimento del referendum significa una pietra tombale su successive discusioni e possibilità di emendare una legge lurida e vergognosa.

Quindi la posizione del PD era e resta più che legittima e, anzi, sostanzialmente condivisibile. Senza Fukushima e senza la decisione della Cassazione di mantenere vivo il referendum non ostanti i tentivi di vanificarlo da parte del legislatore (con tanto di reazioni inferocite da parte dei promotori) sarebbero andati a votare il 35-40% degli aventi diritto, così come hanno detto grossomodo tutti i rilevamenti demoscopici. Tanto più che sui telegiornali Rai-Mediaset l’argomento era completamente tabù, e che l’informazione obbligatoria del servizio pubblico ritardata fino alle sanzioni delle agenzie e relegata ad orari di basso ascolto.

Se non si fosse raggiunto il quorum, e la cosa certamente fino all’ultimimissimo è stata assai dubbia, oggi ci sarebbero i Fede e Vespa che anzichè minimizzare o parlare d’altro, parlerebbero di “schiaffo” restituito dopo le amministrative, cantando de profundis per Di Pietro, Grillo e compagnia fischiettante, ma in particolare, se il PD si fosse tuffato a pesce sul referendum come alcuni gli chiedevano, sul Partito Democratico, che sarebbe come sempre il bersaglio grosso.

Per cui io penso *anche* col senno di poi, che un appoggio più prudente e meno partecipato del PD abbia giovato alla campagna in se, perchè l’ha connotata politicamente in modo differente da come avrebbe potuto e magari indotto gli elettori di centrodestra a votare si con cuore più leggero, in più penso che i partiti debbano fare alcune cose, ma non tutte, e fra queste non c’e’ organizzare referendum contro le leggi varate da governi di diverso orientamento, perchè l’opposizione si fa in Parlamento e le leggi si cambiano quando si va al governo. Diverso è, se una legge è sbagliata e qualcuno propone di abrogarla, sostenere l’abrogazione.

Insomma pure questa volta per il mio giudizio Bersani è stato quasi perfetto.

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