Opportunismo politico

Una premessa: come i quattro-cinque assidui lettori di questo spazio avranno capito, io sono un elettore e sostenitore della cosiddetta sinistra radicale. Che io definirei sinistra, senza ulteriori aggettivi qualificativi, visto che il PD tutto può essere fuorchè un partito di sinistra. Al massimo un partito riformista-progressista, ma di sinistra proprio no.

Questo lo dico nonostante le mie prossime righe non vogliano essere l’appello di un fazioso di una parte minuscola dell’arco parlamentare che si lamenta, ma perchè se si gioca a carte scoperte, per lo meno nessuno può dire che l’intento reale ne celi uno più subdolo.

L’argomento è, evidentemente, il voto europeo e il colpo di mano che stanno per fare PD e PDL per mettere una soglia di sbarramento al 4% in modo da annientare completamente tutti i partiti e partitini che affollano le rive dei due fiumi.

In tutte le democrazie occidentali esiste il problema: rappresentanza vs stabilità. Tanta rappresentanza, tante sfumature di pensiero, portano inevitabilmente ad un compito più difficile per chi deve trovare una sintesi di governo. Ogni micropartito, per sopravvivere, fa sentire la sua voce, dissente, vota contro, con paradossi grotteschi di cui ci siamo resi colpevoli noi a sinsitra, di ministri in piazza contro il governo del quale fanno parte.

Per cui, pur non essendo d’accordo sul principio di fondo, non biasimo la scelta di chi, alle elezioni politiche, pretenda che i partiti coinvolti nella responsabilità di governo-opposizione non siano più di 3-4, addirittura, come nelle democrazie occidentali (e in particolare quelle anglosassoni)  2 partiti. Di qui o di la. Laburisti o conservatori, democratici o repubblicani, socialisti o democristiani.

Alle elezioni europee però, questo principio non è applicabile. A Strasburgo non bisogna formare nessun governo politico, non occorrono alleanze stabili e non danno alcun fastidio formazioni politiche microscopiche rappresentate da un solo europarlamentare (alla fin-fine basta l’uno percento).

Quindi il disegno politico dei due grandi partiti italini è chiaro: il voto proporzionale inevitabilmente intacca le riserve di caccia (leggi di voto) dei grandi partiti, perchè è più facile in serbatoi meno generalisti trovare qualcuno che rappresenti con una certa efficacia il proprio pensiero.

Ergo, onde evitare la perdita nominale di consenso, il PD perchè fa schifo, il PDL perchè sta governando malissimo una crisi tremenda, si opta per fare fuori i partiti piccoli, in modo da costringere le persone al “voto utile” come è stato per le politiche, in modo da evitarsi di votare per qualcuno che non andrà mai a Strasburgo.

Ecco, secondo me questa cosa, se è tollerabile e comprensibile alle politiche (anzi io auscpico che spinga la sinistra ad unirsi in un unico contenitore invece dei 115 partiti di 3 persone che siamo ora) alle Europee è un’assoluta violenza ed una barbarie, fatta a maggioranza, contro le minoranze, che invece in democrazia dovrebbero essere tutelate.

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1 Comment

  1. sono abbastanza d’accordo sulla distinzione tra elezioni politiche tese a formare un governo ed elezioni di rappresentanza come quelle europee…
    tuttavia la soglia di sbarramento non è antidemocratica, solo una scelta politica legittima anche se non approvabile..
    chiudo con una domanda: “c’è veramente una utilità nell’avere 2-4 europarlamentari europei che rappresentino una parte della popolazione italiana o forse c’è più interesse a piazzare qualcuno da qualche parte?”..