Non lo fo’ per piacer mio ma per dar figlioli a Dio

I fighetti viziati pallonari, non paghi di guadagnare un mare di quattrini giocando a calcio (quindi facendo qualcosa per fare la quale io debbo tirare fuori un cinquino di quota campo per tacer gli scarpini), non paghi di essere giovani milionari che affogano nell’agio circondati di belle donne e porte spalancate, ora si scopre pure che nella loro infinita avidità aggiustavano le partite per tirare su qualche spiccio, magari per comprare appartamento e macchina all’amichetta.

Effettivamente è una cosa imbarazzante da raccontare di se e quindi se ne escono con le scuse più acrobatiche per non dover ammettere di essere degli avidi e dei pezzi di fango. Un po’ come Scajola che “un ministro non può avere il sospetto di abitare in una casa pagata da altri” o come quel detto per cui le donne che provavano pur piacere dal sesso non lo facevano certo per cercare quello, ma solo per accrescere il gregge del Signore.

Quindi ora “lo facevo per la squadra”. E certo. E i soldi guadagnati in beneficenza. Così come la casa di Scajola di cui “mi libererò il prima possibile”. Infatti ci dorme ancora.

E’ dura per chiunque addrizzare il timone di questa nave che affonda.

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