Mignottocrazia

Devo dire che Guzzanti (Paolo) è una delle persone che suscita in me i sentimenti più contrastanti. Delle volte lo trovo ributtante, ricordo ai tempi della Mitrokin e certi suoi articoli su il Giornale davvero rivoltanti. Altre volte, tipo quando faceva la sua memorabile imitazione di Pertini, è un guascone di prima grandezza e si capisce bene da dove i suoi tre figli abbiano preso il talento che hanno.

E basta vedere il suo blog personale e quello di rivoluzione italiana per capire di che parlo.

Oggi, in aperta polemica con la Carfagna si è inventato un neologismo geniale: la mignottocrazia. E si domanda se sia possibile che “il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe”.

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