La Quercia

Il Centrosinistra, imperniato attorno al PD, anche questa volta non ha stravinto, ma ha comunque vinto, come quando perde, che comunque non straperde. E’ grazie al fatto che è costruito attorno un partito solido, che non tracolla mai, che non subisce mai l’urto dell’astensionismo, dell’antipolitica, del leghismo, del berlusconismo o di qualsivoglia altra moda ondivaga in modo devastante.

Se fosse un albero, come era il logo del PDS, sarebbe davvero una quercia. Un albero che non perde le foglie nemmeno d’inverno, le tiene anche marroni, che cresce lentamente, ma inesorabilmente, che dura secoli, che ha resisto alle glaciazioni rifugiandosi in zone temperate per poi ricolonizzare l’Europa.

Non c’e’ che dire, è vero che la sua politica non è poi così progressista. Anzi, sembra un po’ democristiano dorotea, prudente, polverosa, intrappolata in mille equilibrisimi. Però naviga in tutte le acque senza subire contraccolpi.

Queste elezioni passeranno alla storia come la vittoria di Grillo, per aver eletto per la prima storica volta dei sindaci uno dei quali in una città di prima importanza come Parma, ricca e sede di una agenzia europea importantissima.

Resta però il dato di fatto: la Lega è stata massacrata, ma probabilmente se saprà reagire ai propri sbagli e ridarsi impulso di innovazione non è destinata a soccombere. Il PDL è stato fracassato in mille pezzi. Finito Berlusconi, finito il partito, come ampiamente prevedibile. Il terzo polo, e in particolare l’UDC, fuori dai confini siciliani e dai voti agrigentini di Cuffaro, è nullo. La figura di Fini, estirpato da tutti i media, è stata ridimensionata in modo inesorabile e netto.

Adesso vediamo se, con queste premesse, la Terza Repubblica inizierà come la seconda, con il PD che entra papa ed esce cardinale.

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