La gente disperata che si suicida…

… o peggio che spara a vanvera contro degli innocenti.

Io non vorrei fare un discorso troppo paraculo, visto che per ora sono stato abbastanza al riparo dalla crisi, ma vorrei che si riconducesse anche la dimensione dei problemi alla loro reale portata.

Le sorelle di mio nonno, che sono ancora vive, hanno vissuto un tempo in cui era vietato loro proseguire la scuola oltre un minimo sindacale di alfabetizzazione, perché dovevano badare agli animali e ai campi. Mia prozia mi racconta che le sue maestre provarono a sponsorizzare la sua permanenza a scuola, visti gli ottimi risultati e l’attitudine allo studio, ma il mio bisnonno fu irremovibile: una bocca da sfamare che non contribuisce al lavoro della famiglia non è sostenibile. Così lei ogni volta che passava davanti alla scuola piangeva a dirotto.

Già scrissi parlando di mio nonno che lui era già “grande” e al lavoro durante la crisi del ’29 (lui era del 19) e mi raccontò che la crisi non li sfiorò neppure. La crisi per loro c’era già, ed era sempre bella dura.

Ogni tanto penso agli animalisti odierni, quelli che provano a farmi venire i sensi di colpa perché mi mangio le bistecche, e mi viene in mente mio nonno, che uccideva qualunque animale, domestico o selvatico, che osasse attentare ai suoi ortaggi o alle sue bestie. Lo uccideva all’istante, senza pietà, perché davvero ne andava della sopravvivenza. Recentemente una faina ha fatto fuori le galline dei miei genitori, che fanno gli ortolani per passatempo da pensionati. Certo non erano felici, ma alla fine hanno fatto spallucce e ne hanno comprate delle altre. Per mio nonno e i suoi fratelli avrebbe significato mesi o forse anni di terribile carestia. Quella faina avrebbe avuto vita breve.

Eppure anche in questa difficoltà estrema sono cresciuti, hanno messo su casa, famiglia, fatto studiare i figli (mio padre ha interrotto l’università per scelta, non certo per bisogno) e oggi anche noi nipoti beneficiamo di un po’ di lascito di questa vita di durissimo lavoro e gravose privazioni.

Quindi in sintesi quello “disperato” perché ha perso il lavoro, posto che sarei disperato anche io, e che mi dannerei l’anima per cercare il modo di portare una ciotola di minestra in tavola ai miei figli, ma sono anche sicuro che mai mi verrebbe in mente di suicidarmi o, meno che mai, di far del male a qualcuno.

Infine i politici: additati di ogni colpa. Sono li perché ce li mettiamo noi. Basterebbe scegliere bene.

You may also like