Ius soli (temperato)

La prima premessa doverosa è che chiamerò questa ipotesi di legge “Ius soli” come fanno i media mainstream solo per capirci. In realtà questa legge non è uno Ius soli e con la solita malizia democristiana Maurizio Lupi lo ha detto, sarebbe meglio chiamarlo altrimenti. Sembra una questione di fuffa (in parte in effetti lo è) ma è in realtà un modo per togliere vento alle vele dei vari populisti-razzisti che insinuano nella discussione, a favore dei più distratti e delle varie “signora mia” di Voghera. Ius soli evoca le orde barbariche di “negre” incinte che vengono a partorire in Italia per far ottenere la cittadinanza ai figli e poi usarli come gancio per i ricongiungimenti familiari e ingrossare le fila di “negri” che ci tolgono il lavoro. Del resto è vero che con lo Ius soli puro, come c’e’ negli USA, si creano dei fenomeni di abuso della legge tipo donne facoltose di paesi emergenti (tipo India, Cina, Indonesia, Brasile…) che organizzano parti in clinica negli USA allo scopo di concedere alla progenie la sempre utile e ben spendibile cittadinanza USA.

Del resto anche la coincidenza temporale di voler discutere questa legge in Estate, quando le cronache sono invase di barconi grondanti umanità disperata non aiuta.

Il rovescio di questa miserabile medaglia è che, in un momento in cui i partiti politici muovono i carri armati del Risiko per riposizionarsi ( e Alfano, avendo visto che aria tira alle amministrative, sta tornando verso Silvio sperando che la cosa gli porti poltrone e potere contrattuale pur nella miseria dei suoi risultati elettorali) la legge è stata affossata e questo incide sulla carne viva di persone in carne ed ossa. Ragazzi nati e cresciuti in Italia, che magari hanno gli occhi a mandorla o la pelle cioccolato ma parlano veneto, toscano o marchigiano. Che della terra di origine dei propri genitori conservano qualche pallido ricordo tramandato dai racconti, ma che magari non sono mai stati in vita propria ad Asmara o Canton e non sanno spiccicare una parola di tigrino o cantonese.

Sono ragazzi italiani, in tutto e per tutto, ai quali, per il piccolo cabotaggio politico di Alfano e Grillo e per il razzismo di Salvini e Berlusconi, non avranno la possibilità di fruire dei benefici che la cittadinanza darebbe loro. Italiani di serie B.

Chissà come fa questa gente a guardarsi allo specchio alla sera e dormire la notte.

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  • Jonny Dio

    Calma. Sono italiani nè più nè meno di quanto non erano americani i figli degli italiani emigrati in america all’inizio del secolo scorso, ovverosia di nascita, ma io non sarei così pronto a giurare che tutti gli immigrati abbiano cancellato le loro origini, ridotte a pallidi ricordi tramandati da racconti, tipo leggenda indiana. Non è così e non è giusto nei loro confronti, e se fosse così saremmo qua a dire che si devono integrare ma senza cancellare la loro cultura. Non è qualche parola in dialetto che basta a fare il monaco, le differenze culturali, di abitudini, di cibo, religiose eccetera ci sono eccome, e vivaddio che ci sono, così dovrebbe sempre essere la famosa integrazione.
    Detto questo, io sono favorevole a essere cittadino di dove si nasce, però continuo a non vedere quali siano, in concreto, i benefici che mi sono portati dall’essere cittadino italiano.
    Un’ultima puntualizzazione: se le cose rimarranno così, gli immigrati saranno cittadini di serie C, in serie B ci siamo già noi cittadini comuni, che abbiamo diritti solo sulla carta, ma che nelle pratica sono difficili, quando non impossibili, da esercitare.

    • No ma certo, mica voglio generalizzare, dico però che in alcuni casi è lampante. In questi giorno sono (ahimè) stato in ospedale con mio figlio minore e il suo vicino di letto era un ragazzino originario dell’Ecuador, con due genitori ispanici e ispanofoni che fra di loro parlavano spagnolo. Questo ragazzino invece parla in italiano (anche con i suoi genitori) e sua madre ci diceva che in Ecuador c’e’ stato solo due volte da quando è nato. E’ nato, cresciuto, ha studiato in Italia. Il suo migliore amico è italiano, i suoi ricordi dell’infanzia sono in Italia. Però è cittadino dell’Ecuador. Un posto in cui, se fosse costretto a tornare, si sentirebbe straniero forse poco più di me, perché magari qualche parente laggiù ce l’ha.