Il cupio dissolvi pidino

L’otto Agosto u.s., dopo un voto contrario sulla TAV da parte dei 5 Stelle (voto per altro ininfluente e non clamoroso, dopo che sul tema si erano già dovuti come per ILVA e TAP calare clamorosamente le braghe) Matteo Salvini ha ufficialmente aperto una insolita crisi di governo balneare.

La mossa, un autentico fulmine a ciel sereno, che sembra aver preso in contropiede perfino i suoi più stretti collaboratori, come Giorgetti, e ora sembra che Salvini sia nell’angolo in difficoltà, come se l’idea di un governo istituzionale fosse un imprevedibile ed imprevisto ritorno di fiamma.

Io invece penso che Salvini, che è un politico navigato (è nelle istituzioni interrottamente da 25 anni) sapesse benissimo che il Parlamento esiste una possibile maggioranza alternativa, visto che i suoi consensi (presunti) dati dai sondaggi, non riflettono certo il rapporto di forze in Parlamento.

Quello che penso io è che quindi, in sintesi, vedendo arrivare all’orizzonte una manovra lacrime e sangue per disinnescare le clausole di salvaguardia (ovvero un disastroso aumento dell’IVA) e sapendo che, da dentro il governo, non avendo più immigrati e zingari da vessare, il suo consenso non avrebbe potuto salire più di così, lui si sia abilmente sfilato, nel momento “peggiore” per la Repubblica, vale a dire quando si è in un cul de sac costituzionale, essendoci il DPEF alle porte ed una riforma delle Camere quasi approvata, che avrebbe quasi naturalmente portato Mattarella a non sciogliere le camere e cercare una maggioranza di “responsabilità” nelle camere.

Maggioranza che si sta immediatamente materializzando grazie all’inatteso, almeno dai distratti, appoggio di Renzi che dopo poco più di un anno ha avuto un ripensamento sulla politica del pop-corn.

Invece chiunque segua un po’ i retroscena della politica sa bene che: la maggioranza dei 5 Stelle è al secondo mandato e per (quasi) improrogabile regola interna, se ne devono andare a casa. Idem dicasi per i renziani i quali, ormai orfani del proprio leader, pur costituendo il grosso delle truppe pidine nel palazzo, al prossimo giro verrebbero rottamati, al pari di quello che il loro capo fece coi predecessori.

Quindi lo scenario è questo: è in arrivo la recessione, è necessaria una manovra sanguinosa per scongiurare l’aumento dell’IVA e Salvini si sfila. Si mette alla comoda opposizione, in attesa degli inesorabili sacrifici e che qualche barcone torni a lambire il suolo patrio.

A quel punto potrà tornare a fare quel che sa fare meglio, sventolare rosari e affidarsi al cuore immacolato di Maria, urlando e sbraitando contro i traditori del voto popolare che gli hanno negato il sacrosanto diritto di andare alle urne, per infliggere tasse e punizioni agli italiani, magari per dare 35 euro al giorno a qualche negro palestrato col telefonino e le catene d’oro.

E il suo consenso tornerà a crescere esponenzialmente, a quel punto si che riuscirà ad avere gli auspicati pieni poteri.

Meno male che c’è ancora in giro qualche Carlo Calenda.

A nulla giova ricordare che Di Maio, lesse than one month ago, scriveva su Facebook cose come questa: “io col partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che fare. Col partito che in Emilia Romagna toglieva i bambini alle famiglie con l’elettroshock, per venderseli. lo non voglio avere nulla a che fare”.

Il PD non ha perso il desiderio di autodistruggersi, a quanto pare.

 

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