Governo tecnico e riforma elettorale

Mi rendo conto di averlo già scritto in passato ma dopo aver sentito Vendola al suo primo congresso mi sento in dovere di ripeterlo.

La riforma elettorale non va fatta. Non si può fare. Non ci sono discussioni, la legge elettorale non può essere decisa a maggioranza. Punto e a capo.

L’unica riforma elettorale possibile è quella di abolire il Porcellum e rimettere in esercizio il Mattarellum, che per quanto mi riguarda era e resta una porcheria, ma con almeno la nobiltà di un largo suffragio (espresso in voto) sia parlamentare che popolare.

Qualunque riforma elettorale puzza molto di “pro domo sua”. Che ogni partito, guardando come vanno i propri collegi o come pensa di sistemarsi in una ventura coalzione, spera di raccattarne il maggior beneficio possibile.

Anche questa giaculatoria delle preferenze è ridicola. Intanto quando c’erano le preferenze i gruppi parlamentari si sono riempiti di categorie molto precise di persone: giornalisti, avvocati, professori universitari, personalità dell’associazionismo… ovvero tutte persone che nella “società civile” godono di prestigio e visibilità. Il che produce la distorsione che intere categorie di protagonisti della vita pubblica (operai, contadini, casalinghe) vengono del tutto estromessi dalla rappresentanza parlamentare. Le preferenze rischiano poi, addirittura, di accuire la gerontocrazia maschiocentrica delle nostre istituzioni.

Se si volesse dare voce ai cittadini nella formazione delle liste basterebbe fare le primarie. Basterebbe fare in modo che le liste vengano formate in base a come votano i cittadini.

Per quanto riguarda il discorso del proporzionale con premio di maggioranza (ribadendo con fermezza che il Porcellum è davvero quanto di peggio si possa immaginare) è pur vero che chi prende più voti vince. Per cui invece che sulla formula magica per vincere, mi concentrerei sul “prendere più voti”. Sul rischio che le due camere abbiano colori diversi, questo è un rischio che nessun sistema elettorale può scongiurare, basterebbe che tutti gli under 25 votassero per una delle parti in corsa o che magari al Senato, per un qualunque motivo, molte persone cambino voto rispetto alla Camera (che ne so perchè magari vedere nella stessa lista Dell’Utri, Cuffaro, Mannino, Cosentino & C. è dura anche per degli stomaci forti come i pidiellini).

Quindi, un mio modesto consiglio: basta con sta cazzata del governo tecnico per la legge elettorale. Diventerebbe un’arma elettorale formidabile per Berlusconi che griderebbe al complotto di palazzo e al ribaltone. Il governo cade? Si va a votare. E se la legge elettorale fa schifo, lo si dica all’inizio di ogni discorso in campagna elettorale. Gli slogan ossessivi, per l’italiota medio, sembrano attecchire.

Ribaltoni e leggi elettorali a colpi di maggioranza sono una sciagura e un errore che poi ti verrà rinfacciato a vita. La modifica della Costituzione a maggioranza, per quanto confermata dal referendum, è stato un refrain per tutta la penultima legislatura per giustificare ogni sconcezza.

Rompiamo questo circolo. Le cose si fanno in un modo solo, niente scorciatoie. Punto.

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1 Comment

  1. Dipende da che tipo di governo tecnico eventualmente viene fuori.
    Se passasse la linea di D’Alema,che penso possa essere parente con quella di Fini, si tratterebbe di un governo tecnico chiamato a governare con responsabilità il paese per un paio d’anni.
    Tipo quel che avviene in Sicilia,governo tecnico con solo Lombardo come politico.
    Secondo me un governo tecnico così trasversale ha il dovere di fare un governo responsabile e quindi anche di eliminare questo obrobrio.
    A costo di fare una legge ponte che sia solo più sensata in modo da cambiarla con la prossima legislatura.