Diciassette

Mio padre è un uomo molto superstizioso. Pur essendo una persona intelligente ed istruita. So che è una contraddizione in termini, eppure non c’e’ modo di schiodargli dalla testa questa fissa delle cose che porterebbero scalogna. E’ di cattivo umore se un dottore o un notaio o la banca gli danno appuntamento il giorno 17. Figurarsi il venerdì 17.

Mi stavo domandando come passerà il primo e ultimo anno della sua esistenza col 17.

Immagino che queste sue fisse derivino dal fatto che è figlio e nipote di contadini, di persone la cui esistenza era appesa ad eventi imponderabili come siccità, malattie delle piante e del bestiame, parassiti, predatori, alluvioni, grandine e chi più ne ha ne metta. Cose dalle quali difendersi è difficile perfino oggi con la scienza, la conoscenza e la tecnologia. Figurarsi cento anni fa da semi-analfabeti. E allora ci si riparava dietro la superstizione, ai riti propiziatori ed apotropaici. Come mettere una scopa sotto la cappa quando si fa la cima, visto che le streghe sarebbero obbligate, quando vedono una scopa di saggina, a contarne le paglie e questo le distrarrebbe dal fare andare in malora una pietanza molto complicata da preparare e con alto rischio di fallimento ( e di buttare via tanto ben di Dio che ci sta dentro, e potete immaginare gente povera e frugale come amasse gettare via il cibo).

Questa cosa l’ha cantata, come sempre in modo sublime e superlativo, Faber:

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  • Giulio Noceti

    Pensa che al contrario io sono 15 anni(sigh) che quando posso scelgo il numero 17 e a mia memoria non mi ha mai detto nulla in merito.