Di intercettazioni, gogna mediatica e altre questioni

La storia dell’intercettazione fra babbo Renzi e figlio Renzi sta facendo riemergere vecchi e mai sopiti contrasti fra la magistratura e la politica, con la prima accusata di voler surrogare un potere che la politica via via sta perdendo con il proprio.

E’ una legge della democrazia, e della suddivisione dei poteri. Se si indebolisce un potere (in questo caso quello legislativo e quello esecutivo) ne cresce un altro (quello giudiziario). Sono vasi comunicanti.

E’ utile ricordare questa storia come è nata. Nel 1992 l’Italia era sull’orlo del baratro. Giuliano Amato un delfino del morente (politicamente) potentissimo Craxi a cui subentrò il (allora) tecnico Carlo Azeglio Ciampi, gorvernatore della Banca d’Italia ed incaricato di portare l’Italia fuori da quella pericolosissima speculazione che era stata affrontata con un aumento di tasse e balzelli mai visti in precedenza e che portò l’Italia alla recessione, dalla quale non ci siamo praticamente mai più ripresi. Quella cura da cavallo, 100 mila miliardi di allora, come se oggi si facesse una manovra da 200 miliardi, mal contati, non servì a molto (e i genii della Troika che hanno dilaniato la Grecia non hanno imparato la lezione) ma da quell’Italia malconcia, che stava pagando i bagordi di corruzione e svalutazione competitiva della lira per foraggiare l’export (con una conseguente esplosione del debito pubblico che paghiamo ancora adesso) uscì una novità assoluta che si era resa possibile con la caduta del Muro di Berlino, la magistratura poteva far fuori politici di primissimo piano perché non c’era più il rischio che subentrassero i partiti di sinistra che guardavano all’altro lato della Cortina di Ferro, col rischio altissimo di colpi di stato ed instabilità. Altri scandali potenti c’erano stati negli anni precedenti, ma tutto si era sempre risolto con degli insabbiamenti o poco di più e qualche personaggio minore dato in pasto all’opinione pubblica. Con Tangentopoli invece si mirò alla testa del serpente: Craxi, Forlani, Andreotti, De Michelis… potentissimi capi bastone che avevano fatto per anni il bello e cattivo tempo.

Oltre che allo scampato pericolo comunista la magistratura, in particolare quella meneghina, fu sorretta in questo gioco da due concause. La prima fu la nascita della Lega Nord che sfruttò per l’appunto quell’impennata di tasse e di balzelli per tirare fuori la questione meridionale: il Nord produce ricchezza e paga le tasse, al Sud fra mafia, corruzione e clientelismo questi soldi vengono bruciati e dilapidati ed è ora di finirla. Cioè esattamente gli stessi discorsi che gli stati del Nord Europa fanno oggi verso Italia, Grecia, Spagna e compagnia. La seconda fu il sostegno dell’opinione pubblica che veniva costantemente informata grazie alle soffiate che arrivavano alla stampa. Questo meccanismo fece in modo, ad esempio, che alcuni tentativi di boicottare le indagini ed i processi come il famigerato decreto salva ladri di Biondi venissero impallinati ancora prima di arrivare alla Gazzetta Ufficiale.

Lo scenario poi è cambiato quando è sceso in campo Berlusconi. Da un lato aveva un potere mediatico e una capacità persuasiva, per la sua conoscenza del mezzo informativo, superiore alla magistratura e in secondo luogo mise il silenziatore alla Lega alleandovisi e rendendola complice di una serie interminabile di nefandezze per le quali passò nel giro di poco tempo da essere un partito manettaro ad un partito ipergarantista, per lo meno coi ladri, rivolgendo i propri strali contro i “negri” e i “drogati” (percorso analogo a quello del MSI-AN che in più aveva anche il debito d’onore di essere stato “sdoganato”).

Oggi stiamo assistendo al risorgere di quella stagione: crisi perdurante, sfiducia nella politica, un nascente e influente partito della protesta (M5S) e la magistratura che, attraverso la stampa, cerca di avere suffragio dall’opinione pubblica per far fuori la “testa del serpente”. Vedremo se quel che troveranno scavando sia anche lontamente uguale a Tangentopoli. Per ora, a occhio, parrebbe di no.

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  • mvenier

    100mila miliardi di Lire di allora oggi sarebbero 50 miliardi di Euro, non 200 😉
    P.S.:
    Anche rivalutando con l’inflazione non credo arriveresti a 200.

    • Si l’ho sparata un po’ li, ma non era la questione centrale. All’epoca comunque, ti ricorderai, era una cifra monumentale.